Il dolore
«Argini a rischio», ma Rossi rassicura
Albegna, Magione e altri torrenti. Botta e risposta tra una cittadina alluvionata e il presidente della Regione Toscana
ALBINIA. Manca poco più di un mese all’anniversario dell’alluvione di Albinia. Manca anche poco all’inizio del periodo delle piogge autunnali che tutti quanti si augurano che non siano della stessa intensità dello scorso anno. E la gente di Albinia ha paura, il pensiero che si possa ripetere quella tragedia è come un tarlo che non abbandona la mente di chi ha ancora impresse le immagini di quei giorni: cosa sarà stato fatto per mettere in sicurezza il fiume Albegna? Saranno sufficienti i lavori di somma urgenza a garantire tranquillità, a far dormire senza pensieri le persone durante le nottate di pioggia invernali?
A provare a dare una rassicurazione alla popolazione delle campagne e della frazione di Albinia ci ha pensato il governatore della Toscana, Enrico Rossi, che tramite il suo profilo di Facebook ha risposto a una richiesta di chiarimenti da parte di un’alluvionata: «Ho parlato con i tecnici che mi confermano la ricostruzione degli argini in assoluta sicurezza – ha spiegato Rossi - con la realizzazione dell'argine remoto e di altri interventi sul Magione l’acqua non dovrà più tracimare. Tra l’altro la normativa prevede una ricostruzione in grado di resistere a eventi con tempi di ritorno duecentennali, mentre noi lo stiamo ricostruendo in modo che possa resistere ad eventi cinquecentennali, come è stata appunto l’alluvione del novembre 2012. Per il periodo transitorio, quello del prossimo inverno – insiste lui - sono state attivate modalità di prevenzione, rafforzato il servizio di vigilanza meteo e abbassate le soglie dell’allerta, in modo da migliorare l’attività di prevenzione e di anticipare l'informazione a tutti i cittadini.
Dunque il presidente della Toscana cerca di infondere fiducia, fa capire che segue anche le vicende, anche se ammette che il prossimo inverno sarà affrontato in una fase transitoria, perché non tutti i lavori di messa in sicurezza potranno essere completati. La questione era stata sollevata da una donna alluvionata di Polverosa, Ivana Agostini, che pur di non rimanere nel dubbio aveva postato una richiesta sul profilo di Rossi: «Riguardo i lavori al Torrente Magione, un’opera finanziata con il contributo della Regione Toscana - aveva chiesto - spero ci possa essere un vostro tecnico in grado di spiegare cosa accadrebbe con il ripetersi dell'alluvione. L’argine, adesso ricostruito e rinforzato, con la sua rottura permise l’anno scorso il defluire delle acque dalla zona di Polverosa, abbassandone il livello. Adesso, con il rinforzo, questo non accadrebbe e tale evenienza preoccupa non poco gli abitanti della zona, anche perché la realizzazione dell'argine remoto non è ancora partita». Una richiesta apparentemente tecnica e particolareggiata ma in realtà semplicemente spiegabile: quella notte le acque che inondarono Polverosa, a causa dell’esondazione dell’Albegna, trovarono una diga negli argini del Magione. Polverosa fu una delle prime a essere sommersa, una donna perse la vita dopo essersi trovata bloccata proprio lì dall’inondazione: poi il Magione si ruppe e l’acqua si allungò verso Albinia, inondando il Guinzone e altre zone fino ad arrivare alla massicciata ferroviaria dove poi, in un secondo momento, riuscì a sfondare in Albinia. Ma se i lavori di ristrutturazione dell’argine del Magione saranno già pronti quest’inverno, prima che sia definitiva la sistemazione del cosiddetto argine remoto dell’Albegna, con il ripetersi dell’evento tutta l’acqua si fermerebbe a Polverosa perché il nuovo e più robusto argine del torrente non la lascerebbe passare, con guai ancor più gravi. Un po’ quello che succederebbe al Guinzone o altri punti limitrofi di Albinia se la risistemazione della massicciata ferroviaria trattenesse l’acqua che invece, il 12 novembre la sfondò. Il paese verrebbe forse salvato, ma le campagne devastate.
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