Il Tirreno

Grosseto

Telecamere, progetti alle battute finali

di Elisabetta Giorgi
Telecamere, progetti alle battute finali

È in corso il potenziamento degli impianti: scelta la ditta per monitorare via Sauro, presto l’appalto per il bastione Garibaldi

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GROSSETO. Risse e degrado, animali perseguitati, atti vandalici, barboni che urinano contro le edicole cittadine. Tra abitanti e commercianti di Grosseto esplode la protesta per le condizioni del centro storico: in molti tirano in ballo l’impianto di videosorveglianza comunale che dovrebbe monitorare dall’alto, come una sentinella, le strade e gli anfratti grossetani. «Ma funziona o no?», sbotta qualcuno, a cominciare dall’edicolante del Duomo preso di mira dai clochard che urinano contro il suo chiosco. E non è l’unico a sospettare dell’efficacia di queste sentinelle elettroniche. In Comune (ufficio lavori pubblici) il dirigente spiega che le telecamere non fanno certo miracoli, e che la rete di sorveglianza attende comunque d’essere potenziata. La rete è in via di sviluppo, tra luci e ombre.

Quante sono. In centro storico ci sono 14 telecamere operative nei punti strategici (7 al parco Pollini e porta Corsica, 7 in centro tra porta Vecchia e il Duomo); un’altra è allo stadio.

In arrivo. Altre saranno installate nei punti strategici, più critici e pericolosi. Per esempio in via Sauro. «Le abbiamo già appaltate», dice l’ingegner Luca Vecchieschi, dirigente comunale del settore Lavori pubblici (responsabile del settore manutenzione e progettazione). «La ditta è stata scelta in via provvisoria, dobbiamo verificare i requisiti». Difficile contare, in questa zona, gli scippi e le aggressioni alle anziane. Altri punti interessati sono la “salitina” del cinghialino (quella del teatro degli Industri) e il bastione Garibaldi (sala Eden): qui il progetto è in fase finale. «Lo stiamo finendo, poi faremo l’appalto». Il piano prevede 3 telecamere con obbiettivo fish-eye e un impianto perimetrale classico.

C’è poi il mega progetto del centro storico (se ne parla da molto tempo), che prevede 24 nuove telecamere per coprire il più possibile il centro storico. Sono tante, anche se «alcune - precisa Vecchieschi - saranno in sostituzione di quelle esistenti». Sei saranno rottamate e al loro posto ne subentreranno altrettante, nuove. Il numero di quelle aggiunte ex novo sarà dunque 18. «Anche questo progetto è alle sue battute finali. Già completato, sarà esecutivo tra pochi giorni». Il costo: 150mila euro già nella disponibilità del Comune. La speranza è quella di iniziare il prossimo anno, forse d’estate, anche se è difficile ipotizzare i tempi della burocrazia. È possibile che per questo “progettone”vi sia una gara unica.

La rete del monitoraggio, insomma, è destinata ad ampliarsi nel corso dei mesi, o anche degli anni, anche se in Comune puntano a sgombrare il campo da equivoci: «Usciamo dal luogo comune che le telecamere siano infallibili nel coprire tutto il territorio e sorvegliare ogni centimetro di città, senza escludere niente, perché non è così. Le telecamere hanno probabilità di successo, non la certezza - dicono dagli uffici - Non possono riprendere ogni angolo, ci sarà sempre qualche punto che resterà fuori dal raggio». Molto dipende anche dal tipo di telecamera in funzione in quella zona (ve ne sono di due tipi: speed dome o con obbiettivo fish eye, una con operatore remoto in manuale, l’altra in automatico, ognuna con i suoi vantaggi o svantaggi). In più ci sono gli inconvenienti del mestiere, tecnici e normativi.

I problemi. Come tutti gli apparecchi elettronici, le telecamere soffrono problemi di salute. Si sporcano, si inceppano, hanno bisogno di manutenzione ordinaria o straordinaria. Il Comune versa alla ditta incaricata, ogni anno, 6mila euro. Persino sbobinare le immagini non è facile, né - soprattutto - tutti vi hanno accesso. «Non è che uno qualunque può vederle», dice il dirigente comunale, includendo se stesso. «C’è la privacy».

In presenza di un reato le forze dell’ordine chiedono copia di una registrazione in Comune e parte la ricognizione. Le immagini restano in memoria 7 giorni, tempo non enorme ma ragionevole per ricostruire un reato, considerando che le indagini scattano subito. Il 5 settembre a Grosseto un ragazzo è stato rapinato e ferito per una sigaretta. «I carabinieri - dicono soddisfatti in Comune - sono riusciti ad arrestare il responsabile grazie alle immagini del circuito di telesorveglianza comunale: le nostre, che sono state pazientemente sbobinate da noi: non è facile neppure riuscire a riconoscere il punto, il secondo, il momento, ma in quel caso ce l’abbiamo fatta. È stato un piccolo successo, come molti altri passati in sordina, e che dimostrano come l’efficacia esista eccome».

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