Il dolore
«Malata ma costretta a pagare il mio ex marito»
Da libera professionista a pensionata con appena 600 euro a causa del cancro «Lui, dipendente comunale, non mette niente per far crescere nostro figlio»
GROSSETO. A volte la cosiddetta giustizia (la sua lentezza, soprattutto) può concorrere ad accelerare un disagio, ad aggravare uno stato di difficoltà, a mettere il cosiddetto carico da undici su chi, invece, avrebbe bisogno di leggerezza.
Lucia (il nome è inventato) da tre anni combatte su diversi fronti, due principalmente: da un lato - dopo la separazione dal marito - è costretta a un estenuante braccio di ferro (di natura economica) con l’ex, in nome del figlio adolescente; dall’altro lotta contro un nemico invisibile ma ben presente, una gravissima malattia che ogni giorno la obbliga a mettere in campo energie – tante energie – denaro e ottimismo. E a volte non basta.
Tutto inizia nel 2010. Lucia decide di separarsi dal marito, che però non la prende bene. Si va per tribunale. Il giudice, alla luce della scelta compiuta dalla donna, considerando che la casa di campagna dove vive la famiglia è di sua proprietà, valutato le professioni dei coniugi (lei è una libera professionista, lui dipendente di un Comune), stabilisce che l’uomo debba uscire di casa, che la signora versi al marito 250 euro mensili di indennizzo e che a sua volta, quest’ultimo, ne restituisca 250 alla moglie per compartecipare al mantenimento di un figlio di 10 anni (oggi ne ha 13). Il giudice riconosce in pratica che lo status economico della signora è superiore a quello del marito. Ma le cose stanno per cambiare.
Lucia è già ammalata. Una delle ragioni, tra le tante, che portano alla separazione è proprio il crescente bisogno della donna di occuparsi della sua salute. «Spesso – racconta – mi sentivo completamente sola. Lui aveva tutt’altri interessi». Lucia nel frattempo perde il lavoro, è costretta a vendere la casa e il terreno circostante, perché - è evidente - non può più permettersi di mantenere quella proprietà. Dalla campagna si trasferisce in città, in una nuova casa, intestata alla madre. Forse perde effetto la sentenza del giudice, ma non è così automatico ottenerne un’altra.
La causa di separazione è tormentata, quanto la salute di Lucia. L’ex marito non si arrende. Mette in dubbio, visto che la madre ha problemi di salute, le sue capacità di accudire il figlio, pretende un bonus sulla vendita della casa per le migliorie da lui apportate quando ci viveva (taglio delle piante, cura del prato, e così via), arriva perfino a registrare conversazioni, a scattare fotografie utili a dimostrare quanto sia benestante e in malafede la donna che lo ha lasciato. E che adesso - per inciso - ha un nuovo compagno. Un po’ di gioia in una vita molto complicata, con i ‘pensieri’ che si sviluppano su due fronti: i tribunali e gli ospedali.
Nei giorni scorsi gli avvocati di Lucia e dell’ex marito si sono presentati di nuovo davanti al giudice. Lucia ieri piangeva. «Ci sono rimasta malissimo - ha detto la donna - Non è stata compresa la situazione che sto vivendo. Al momento resta in vigore la sentenza di 3 anni fa, che porta in compensazione le cifre a suo tempo stabilite dal giudice. Noi, però, abbiamo difficoltà economiche reali. Il mio ex (che ha uno stipendio da dipendente comunale) non mette un euro per il mantenimento di nostro figlio, mentre io, a 45 anni, vado avanti con una pensione che mi è stata riconosciuta perché ho il cancro: 600 euro mensili. Come è possibile non credere alle mie parole? Lo faccio per mio figlio, mica per me. E’ lui che ha crescenti esigenze, come è normale che accada quando si cresce».
Lucia spera che la prossima udienza, fissata per il 14 maggio dell’anno prossimo, possa renderle giustizia.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google