Il Tirreno

Grosseto

Mabro: niente dietrofront «Aspettiamo la Prodi bis»

di Francesca Gori ; di Francesca Gori
Mabro: niente dietrofront «Aspettiamo la Prodi bis»

I lavoratori che sono fuori dalla fabbrica rispondono picche all’appello dell’ad Due assemblee hanno bocciato l’ipotesi di tornare al lavoro prima della sentenza

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GROSSETO. È una strada parallela che rischia di non intersecarsi mai con quella percorsa dall’azienda e dalle compagne di lavoro. È una strada intrapresa diversi mesi fa, quando, durante l’assemblea in fabbrica del 19 marzo, i lavoratori all’unanimità votarono per la richiesta di commissariamento della Mabro. Per la Prodi bis. «Da quel momento in avanti - spiegano Nadia Perino e Francesca Ferrari, rsu in quota Cgil - noi non ci siamo mosse di un passo. Abbiamo con coerenza portato avanti il mandato dell’assemblea». Due giorni fa l’amministratore unico Maurizio Santoro e le lavoratrici che sono in fabbrica, al loro posto, hanno fatto un appello a chi è in sciopero. «Ma non possiamo rientrare al lavoro - dicono - perché non ci sono le condizioni. Quando il giudice ha concesso la proroga di sessanta giorni alla società, abbiamo indetto non una ma due assemblee, nelle quali abbiamo chiesto se chi era fuori volesse rientrare al lavoro. L’assemblea, di nuovo all’unanimità, ha deciso di non rientrare e di aspettare il commissariamento della fabbrica. Purtroppo ci sembra che si stia cercando di scatenare una guerra tra poveri che noi non vogliamo. Per la Prodi bis non è necessaria la continuità lavorativa». È questo uno dei punti sui quali i lavoratori che sono fuori dalla fabbrica non cedono. E anzi, aspettano proprio che il giudice decida sullo stato d’insolvenza. «Dopo tutte le bugie e tutte le esperienze passate - aggiungono - come facciamo a dare fiducia ai contatti esteri che ci vengono proposti ora: anche il rappresentante dei cinesi è pratese. Prima le favole ce le raccontava Barontini, ora le prepara e le racconta Santoro. Oltre a questo c’è anche un’altra cosa: nella richiesta per la cassa integrazione per crisi presentata al Ministero non è stato scritto il numero degli esuberi. E ora la pratica è ferma». È la fiducia che manca, nei confronti della società. «Non siamo mai riusciti a sapere chi c’era dietro Barontini e Pacenti - dicono - e soprattutto non abbiamo ancora visto un piano industriale che sarebbe stato un buon punto sul quale ripartire. Il 30 scade anche la due diligence con i thailandesi: in via Senese, dove ci sono i libri contabili e i beni di Abbigliamento Grosseto non si è visto nessuno».

Insomma, la risposta di chi ha chiesto al tribunale l’ammissione alla Prodi bis, di fronte alla richiesta di rientrare al lavoro è no.

«I lavoratori non hanno l’anello al naso - dicono - e hanno deciso autonomamente di proseguire su questa linea. Ora aspettiamo la decisione del giudice, o, in alternativa, un piano industriale dettagliato dove siano indicate le vere prospettive dell’azienda».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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