Il Tirreno

Grosseto

Raccolte le cento firme Via al voto sulle farmacie

di Maurizio Bernardini

Passo avanti verso il referendum contro la vendita voluta dalla giunta comunale Servono 4mila sottoscrizioni: presto i gazebo in piazza, poi la sfida del quorum

3 MINUTI DI LETTURA





GROSSETO. Il Coordinamento referendum farmacie Grosseto ha già raccolto le cento firme da presentare al sindaco: serviranno per chiedere l’avvio della consultazione popolare.

Il tentativo è di bloccare quella che i promotori ritengono una svendita delle farmacie comunali (decisa il 27 agosto in consiglio). Ma il quorum di elettori da raggiungere, il 50 per cento degli aventi diritto, è un muro difficile da scalfire.

Il caso farmacie è esploso il mese scorso: notevoli divergenze erano nate pure in seno alla maggioranza, che ha poi invece blindato l’atto. Anche dentro lo stesso partito più grande, il Pd, non sono mancati i conflitti a brutto muso. Ma dialettica e vitalità partitica a parte, adesso la maggioranza si trova a dover fare quadrato e a maneggiare con estrema cura la patata bollente.

A incalzare ci ha pensato il coordinamento referendario. Restano da raccogliere 4mila firme, la prossima settimana sarà allestito un gazebo in piazza Dante. Il referendum, comunque la si veda, avrà in sé un valore storico: sarà una delle poche, anzi, forse la prima consultazione popolare messa in piedi a Grosseto. E avrà un valore vincolante.

Sì, perché a differenza dei referendum consultivi, che di solito hanno “solo” peso politico, l’esito di quello maremmano dovrà essere attuato.

Lo si scopre spulciando il regolamento comunale che norma questa iniziativa. All’articolo 22 si legge: «Quando il referendum ha avuto esito positivo, il consiglio comunale adotta le deliberazioni conseguenti, determinando le iniziative e i provvedimento per l’attuazione del risultato referendario in base al pronunciamento popolare». Una norma che pare studiata più per un referendum deliberativo, ma tant’è.

Non sarà questo, però, a togliere il sonno alla maggioranza di governo: sempre nel regolamento comunale è ben determinato il quorum di presenze da raggiungere. La consultazione è da ritenersi valida solo in caso di un’adesione pari al 50 per cento degli aventi diritto al voto, a conti fatti circa 32mila persone.

È proprio per evitare che il tutto sfumi come una bolla di sapone che il capogruppo del Movimento 5 Stelle, Giacomo Gori, annuncia la presentazione di «una proposta di delibera per togliere di mezzo il quorum, una campagna nella campagna. Lo so, la maggioranza darà battaglia, perché è chiaro: levare il quorum vorrebbe dire non vendere le farmacie».

Ma cosa contestano i referendari? Anzitutto le cifre: per loro, vendere le farmacie comunali a 12milioni e spiccioli (di cui 6 destinati al Comune, oltre a 500mila euro come premio in quanto socio di maggioranza) è assurdo. «Mediamente _ fanno sapere dal Coordinamento _ le farmacie guadagnano centinaia di migliaia di euro all’anno». E questo, assicurano i referendari, nonostante ci siano molti margini di ulteriore guadagno, magari ottimizzando i quattrini spesi per stipendi e stoccaggio farmaci: «Si potrebbe arrivare almeno a un paio di milioni d’introiti».

Altro che brutto affare, le farmacie, secondo chi ne vuole stoppare la vendita, sono una gallina dalle uova d’oro. C’è anche chi accenna a un’opera di “ristrutturazione” interna (pare stiano girando proposte di buonuscite ai dipendenti che scelgono di mollare entro fine 2013) e a un rinvigorimento delle scorte di magazzino (quando ormai il prezzo di vendita è fissato). Senza considerare il diritto di prelazione che hanno i responsabili delle farmacie: per i referendari si tratta di un atto che dà la possibilità di saltare ogni genere di bando pubblico.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Gioco

Superenalotto, i numeri vincenti di oggi – Jackpot da 41,9 milioni di euro

di Redazione web