Il Tirreno

Grosseto

Lo statuto riaccende le polemiche

di Gabriele Baldanzi
Lo statuto riaccende le polemiche

Divisioni a sorpresa sulle modifiche, frizioni Bonifazi-Citerni: la delibera passa con i voti di Lolini

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GROSSETO. Ieri di nuovo si è riunito il consiglio comunale del capoluogo. Una seduta che avrebbe dovuto scorrere via tranquilla, senza sussulti e divisioni. Sul tavolo, stavolta, non c'era la marmellata, non c'era conquibus. Solo un paio di punti all'ordine del giorno appena appena più significativi degli altri; passaggi amministrativi peraltro già metabolizzati: l'approvazione del regolamento su pubblicità e trasparenza della situazione patrimoniale dei titolari di cariche pubbliche elettive e di governo, le modifiche allo statuto comunale (senza circoscrizioni e direttore generale), il piano delle alienazioni. Il resto routine.

E invece, la sorpresa. Ancora una volta la maggioranza è riuscita a incartarsi, a lanciare chiaro il messaggio che si naviga a vista e si procede in ordine sparso. Far diventare protagoniste le minoranze e mettere in imbarazzo Bonifazi, quasi senza volerlo, è la moda del momento. Ma parliamo prima di ciò che è filato via liscio.

Il Piano delle alienazioni e delle valorizzazioni immobiliari, legato a quei beni del patrimonio comunale non più considerati idonei a un uso istituzionale, è stato di recente aggiornato. Alcuni di questi beni sottoposti a nuove perizie di stima. Complessivamente oggi il Comune detiene immobili (in fase di vendita) per oltre 3,2 milioni di euro. «Noi - ha spiegato Bonifazi - andiamo avanti per la nostra strada. L'amministrazione è consapevole di cosa e di come si può vendere. L'interesse dei cittadini, la legalità, un sano realismo e la priorità degli interventi sono i nostri unici parametri di riferimento. Il resto sono chiacchiere di chi crede che il prezzo di un bene lo facciano le impressioni invece che i criteri stabiliti da chi è competente».

Il dibattito si è acceso sulle modifiche allo statuto. A spolettare l'assemblea un emendamento presentato il 20 settembre da Cristina Citerni, con il quale il capogruppo di Sel chiedeva di recepire e dettagliare una disposizione normativa riguardo alle presenze di genere negli organi non elettivi del Comune (dalla giunta ai cda di di enti, aziende e istituzioni collegati - ndr). Quote rosa almeno al 40%. Pd, Psi e Udc, a firma di Piandelaghi, Giorgi e Tonelli, due giorni fa, avevano deciso di "inseguire" la Citerni su questo terreno, presentando altri due emendamenti, uno sostanziale (sovrapponibile a quello di Sel), l'altro formale. Sembrava potesse filare tutto liscio, tanto più che in 1° commissione si era profilata anche una disponibilità a votare le modifiche allo statuto da parte del centrodestra. E invece no.

Il consigliere Cerboni (Pdl) ha dichiarato il suo dissenso sull'emendamento Citerni. Il sindaco Bonifazi si è mostrato dubbioso sulle quote di genere imposte per legge e ha battibeccato con il capogruppo di Sel. In qualcuno si è insinuato il dubbio che già il prossimo rimpasto debba tener conto della geografia dei sessi. Si è sfilato subito qualche consigliere di maggioranza. La Daviddi ha provato a ricucire e far convergere tutti sull'emendamento Citerni, ma è non bastato. Ci sarebbe voluta la maggioranza dei 2/3, che purtroppo non esiste, perché le minoranze hanno sfilato la scheda. Non solo. Dopo il sindaco, anche i consiglieri Biliotti, Cossu, D'Alise e Mascagni hanno dissentito dalla linea ufficiale.

Ma per i paladini delle quote rosa ci sarebbe stata ancora una possibilità per portar a casa il risultato. Far saltare l'approvazione dello statuto e riportare l'emendamento la prossima seduta (in seconda lettura) per approvarlo a maggioranza semplice. Da molti consiglieri Pd, Psi e Udc, la Citerni ci si sarebbe aspettato questo, ma non è accaduto. Bonifazi, ancora una volta, ha ricompattato (quasi) tutti. Gli unici ad astenersi (perché hanno sbagliato a votare) sono stati Lolini, Pacella, Megale e Ulmi. Dopo l'intervento del segretario, una breve riunione dei capigruppo e la presa d'atto dell'errore, la delibera dello statuto è passata con i voti decisivi del gruppo Lolini. Il rimpasto potrà avvenire senza tener conto della geografia dei sessi. Amen.

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