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«Le istituzioni non possono stare da una parte»

GROSSETO. La lunga giornata delle donne che hanno deciso di lavorare e di restare quindi in azienda è cominciata ieri mattina con la lettura di un documento con il quale si contestavano le...

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GROSSETO. La lunga giornata delle donne che hanno deciso di lavorare e di restare quindi in azienda è cominciata ieri mattina con la lettura di un documento con il quale si contestavano le istituzioni grossetane, il sindaco Emilio Bonifazi e il presidente della Provincia Leonardo Marras rei di aver partecipato all’aperitivo organizzato al Cassero domenica sera.

E puntuali, ieri pomeriggio il sindaco e il presidente della Provincia si sono presentati in azienda. Bonifazi ha attraversato il cancello dell’azienda alle 17, Marras un po’ più tardi. Entrambi hanno accettato il confronto con le donne che sono rimaste al loro posto in azienda e che hanno contestato alle istituzioni la vicinanza ai lavoratori che hanno decido di scioperare. Entrambi hanno risposto all’alterazione delle lavoratrici spiegando che al Cassero si è trattato solo di solidarietà. «Se volete organizzare qualcosa anche voi - ha detto il sindaco - la porta del Comune è aperta e io parteciperò esattamente allo stesso modo».

Le istituzioni, insomma, non si sono messe da una parte o dall’altra. «Quello che ho spiegato alle lavoratrici che ne chiedevano conto - aggiunge Marras - era semplicemente il fatto che domenica sera ero stato invitato e sono andato a quella iniziativa. Così come andrò ad ogni altra iniziativa di lavoratori che mi chiameranno».

Fuori e dentro. Chi lavora e chi invece ha deciso di portare avanti uno sciopero. Ma oltre alle divisioni tra i lavoratori, chi è in azienda a continua a produrre ha voluto anche lanciare un appello, che va nella stessa direzione di quello lanciato dall’amministratore unico Maurizio Santoro.

«C’è un problema di produttività per i capi che devono essere consegnati subito – hanno detto - perché manca la forza lavoro. Vogliamo quindi fare un appello per sensibilizzare il rientro in fabbrica delle colleghe per provare a salvare l’azienda. Se continuano a non presentarsi al lavoro andiamo incontro alla chiusura e al fallimento». Una paura, questa, sottolineata già da ieri mattina nel documento scritto e firmato da 67 dipendenti che hanno deciso di continuare a lavorare (ieri mattina in fabbrica c’erano 86 persone).

«Noi abbiamo continuato a venire al lavoro non perché siamo delle ruffiane - hanno detto - ma perché abbiamo voluto dare continuità alla produzione, esattamente come è richiesto dalla procedura di Prodi bis e dal concordato». Che l’azienda resti aperta e che il lavoro riparta è quello che chiedono tutti. «Ma in questa vicenda - ha detto Marras alle lavoratrici - la faccia torno a mettercela quando ci sarà qualcosa di concreto sul quale ragionare». Qualcosa che chi è dentro spera arrivi in fretta, insieme al rientro dei lavoratori che servono per evadere gli ordini. Qualcosa che potrebbe distendere un clima che da mesi è avvelenato. (f.g.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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