Sicurezza
«L’accordo prevedeva gli esuberi»
Floramiata, parla l’Ad De Marco: «Abbiamo troppi impiegati. Ma prendiamo 30 avventizi»
PIANCASTAGNAIO. Floramiata, l’azienda florivivaistica più grande d’Europa con sede a Piancastagnaio, sta riprendendo quota e sta facendo una politica di risanamento, puntando molto alla produttività e rinunciando all’esuberante organizzazione amministrativa, con conseguente mobilità di impiegati. Questo non vuol dire che l’azienda traballa. Dopo la notizia dell’assunzione di più di 30 avventizi in apparente contrasto con la contemporanea dichiarazione di mobilità di 16 impiegati, l’ad Roberto de Marco contesta e chiarisce alcuni aspetti della situazione e dello scenario di quella che è l’impresa che in Amiata dà lavoro a più di 200 persone. Floramiata, dunque, come sottolinea il vertice aziendale, non è affatto traballante sin dai primi anni della conversione delle miniere di mercurio e non ha subito scioperi, manifestazioni di dissenso e prese di posizione da parte di sindacati, partiti e istituzioni locali. «Gli unici scioperi verificatisi all’interno dell’azienda, dagli anni ottanta ad oggi, sono stati quelli di settembre-ottobre dello scorso anno; tra l’altro l’oggetto del relativo dissidio con le organizzazioni sindacali è stato superato nei mesi successivi». Altro punto da precisare : non c’è comportamento contraddittorio nell’azienda che da un lato sceglie di attivare corsi di formazione, assume corsisti e dall’altro licenzia impiegati: «Intendiamo precisare, al riguardo, specifica l’amministratore delegato, che l’organizzazione dei corsi di formazione costituisce un’opportunità offerta al territorio e ad ogni interessato, senza, però, che la stessa costituisca, per la società, obbligo ad assunzioni di sorta, non previsto da alcuna normativa. Il fatto che, poi, taluni dei corsisti abbiano iniziato, dopo il suddetto percorso formativo, anche l’attività lavorativa, costituisce legittima ed insindacabile scelta conseguente ad una necessità prettamente aziendale, in un’ottica di ristrutturazione e di auspicato rilancio, con particolare potenziamento del settore produttivo. Tale situazione, quindi, non si pone in alcun modo in contrasto con la procedura di riduzione del personale di recentemente aperta dalla nostra azienda, che concerne profili professionali impiegatizi del tutto diversi. La procedura di licenziamento di parte degli impiegati era prospetticamente prevista già dal piano concordatario ed è indispensabile per il riequilibrio dei costi aziendali, poiché, puntando sull’aumento della produzione quale unico mezzo credibile di riequilibrio, l’azienda deve necessariamente fare economia sui costi indiretti ed investire, invece, sui costi diretti, ridimensionando la esuberante organizzazione amministrativa e dando prevalenza, invece, a quella propriamente produttiva, secondo prerogativa di auto organizzazione incontestabile. Questo cronico sbilanciamento dei costi, che ha origini sin dalla fondazione dell’azienda, è da sempre conosciuto dalle parti e va, quindi, affrontato. Ulteriori dilazioni ne aggraverebbero soltanto gli effetti».
Fiora Bonelli
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