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Grosseto

omicidio di via giordania

Il riesame dice no alla scarcerazione di Fiorini

Il riesame dice no alla scarcerazione di Fiorini

Ombre sulla telefonata della vittima poco prima di morire: avrebbe parlato di uno zingaro

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GROSSETO. Mirko Fiorini resta in carcere. Il tribunale del riesame di Firenze ha respinto la richiesta presentata dall’avvocato Roberto Baccheschi che difende il ventunenne accusato di aver ucciso Cuko Klevis, morto accoltellato sotto il cavalcavia di via Giordania.

Secondo i giudici del tribunale fiorentino, sussistono le condizioni che erano state indicate dal gip durante la convalida dell’arresto: il rischio di reiterazione e anche quello di inquinamento delle prove. L’avvocato Baccheschi aveva chiesto un regime differente dal carcere, sostenendo appunto che l’omicidio del quale è accusato Fiorini, sarebbe dovuto essere inquadrato come un eccesso colposo di legittima difesa e non come omicidio volontario. L’avvocato ha infatti sostenuto davanti ai giudici una ricostruzione parzialmente differente da quella finita negli atti del pubblico ministero. Perché Klevis, che doveva riscuotere diversi soldi da Fiorini per una partita di droga, quando chiama al telefono un amico, dopo essere stato ferito parla di uno zingaro, e dice che chi lo ha accoltellato era scuro? Domande che Baccheschi ha ripetuto anche di fronte ai giudici del tribunale del riesame per dimostrare che, nella ricostruzione di quella notte di sangue tra il 10 e l’11 agosto, sotto il cavalcavia di via Giordania, i tasselli non sono ancora andati tutti al loro posto.

Sul contenuto di quella telefonata, e sulla posizione del ventunenne grossetano, stanno lavorando gli investigatori. Fiorini, per ora, resta nel carcere di via Saffi, dove due giorni fa ha ricevuto la visita dei suoi genitori.

Per ora, senza poter tornare a casa. (f.g.)

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