Il Tirreno

Grosseto

Concordia, il “tesoro” verrà rimosso

di Pierluigi Sposato
Concordia, il “tesoro” verrà rimosso

Il Tribunale ha autorizzato lo spostamento a terra di 1.400 casseforti: alleggeriranno il peso della nave

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GROSSETO. Saranno rimosse e saranno portate a Talamone, nel capannone già destinato alla custodia degli effetti della nave naufragata, le centinaia di casseforti della Concordia.

Alleggerire la nave. Lo ha stabilito il Tribunale di Grosseto, accogliendo la richiesta del responsabile civile della compagnia, l’avvocato Marco De Luca, il quale aveva manifestato l’esigenza di rimuovere le casseforti per motivi di sicurezza generale della nave appena riemersa. Un modo anche per alleggerire il colosso destinato a essere trasferito altrove. Il collegio ha autorizzato la rimozione ma ha anche stabilito - come chiesto dalla Procura - l’obbligo della custodia a Talamone, sotto la supervisione del custode, della capitaneria di porto e dei vigili del fuoco. I giudici ritengono che non vi sia la «certezza sulla effettiva titolarietà del contenuto».

Il tesoro semisommerso. Sono circa 1.400 le casseforti custodite nella nave, di ogni genere e dimensione; il numero maggiore è costituito da quelle presenti in ogni cabina. Chi ha potuto, quella notte era riuscito ad aprirla e a prelevare il contenuto, cioè i propri valori, ed è verosimile che molte di queste casseforti saranno trovate aperte, perché nessuno nella fretta potrebbe aver pensato di richiuderle con accuratezza. La stima attuale, considerato il livello sul mare a cui la nave è stata riportata in asse, è che siano circa 500 quelle immediatamente raggiungibili. Per le altre, occorrerà attendere la riemersione completa della Concordia.

Dissequestro parziale. Possono invece essere dissequestrati i timoni, le eliche e le opere d’arte della Concordia, che si farà carico delle operazioni e delle spese. Anche in questo caso la Costa aveva fatto richiesta specifica, con l’intenzione dichiarata di alleggerire la massa da spostare e di facilitare le operazioni. Il difensore di Schettino, l’avvocato Francesco Pepe, aveva invece fatto presente la necessità di conservare tali apparati per verificare se fossero stati oggetto di danni.

Le carte di Firenze. Intanto al Tribunale di Grosseto sono attese le carte della Procura generale della Corte di appello di Firenze, quelle con le quali sono stati impugnati i cinque patteggiamenti (Ferrarini, Giampedroni, Coronica, Ambrosio e Rusli Bin). «Non c'è alcuna polemica con la Procura di Grosseto, noi non entriamo nel merito della sentenza, abbiamo solo valutato in maniera diversa la congruità delle attenuanti generiche», ha detto il sostituto procuratore generale Adolfo Sgambaro che ha impugnato i patteggiamenti davanti alla Corte di Cassazione. Il magistrato ha specificato che «la sentenza non era correttamente o sufficientemente motivata in tema di attenuanti generiche», cioè che il ricorso in Cassazione riguarda la riduzione sulla pena base, ricordando che c'è stata anche un'istanza delle parti civili «che hanno sollecitato la Procura generale per l'impugnazione» e che, una volta ricevuta, la Procura generale ha preso la sua decisione anche dopo essersi confrontata sia con le parti civili sia «con collaborazione» con la Procura di Grosseto. Dal Tribunale il fascicolo dovrà poi partire per Roma.

«Operato corretto». Da parte sua, il procuratore capo di Grosseto, Francesco Verusio, non muta il senso delle dichiarazioni già rese nell’immediatezza della notizia dell’impugnazione: «Sono certo che la Cassazione certificherà la correttezza di quanto abbiamo fatto»; «casomai ciò non fosse, si rischia di fare un altro processo sul disastro della Costa Concordia» per i cinque co-indagati di Francesco Schettino, che potrebbero entrare addirittura in un dibattimento. Sull'applicazione delle attenuanti generiche, il procuratore spiega che «non abbiamo ritenuto di dover fare diversamente, anche perché i cinque indagati sono incensurati».

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