La manifestazione
«Piccoli ospedali, servono risorse e strutture adeguate»
ORBETELLO. Non si placa il dibattito sulla sanità maremmana, in particolare sulle zone a sud, anche a seguito delle prese di posizione che avvengono a livello regionale con alcuni sindaci più critici...
ORBETELLO. Non si placa il dibattito sulla sanità maremmana, in particolare sulle zone a sud, anche a seguito delle prese di posizione che avvengono a livello regionale con alcuni sindaci più critici e polemici con la gestione della sanità, e altri allineati con i pareri degli amministratori.
Venerdì scorso i primi cittadini dei Comuni con piccoli ospedali (15 in Toscana, di cui 13 montani a eccezione di Orbetello e Cortona) sono stati convocati in Regione dall’assessore alla sanità Luigi Marroni. Erano presenti, per la Maremma, il sindaco di Castel del Piano Claudio Franci, il presidente della Società salute delle colline metallifere, Luciano Fedeli, il sindaco di Orbetello Monica Paffetti oltre al direttore generale dell’Asl 9, Fausto Mariotti.
«L’assessore regionale alla sanità Marroni - dicono i tre amministratori maremmani – ha sottolineato il ruolo dei piccoli ospedali e l’indirizzo politico della Regione per la loro tutela, come del resto sottoscritto nei patti territoriali. Questi sono un contratto tra assessore e i sindaci e costituiscono un punto di partenza per migliorare il loro ruolo. Tramite questi vengono garantiti i servizi domiciliari, i posti letto di intensiva e cura intermedia e altre cose che rappresentano una risposta sanitaria importante anche per quei comuni che non hanno ospedale, ma che hanno delle necessità sanitarie relative ad ammalati cronici. Franci ha ribadito il senso di responsabilità dei sindaci che hanno firmato i patti, nella consapevolezza di dover governare, insieme ad Asl e regione, le risposte sanitarie per i propri territori in maniera oggettiva e nella consapevolezza delle risorse a disposizione. I problemi dei piccoli ospedali sono molti, tra cui la necessità di garantire livelli di assistenza e di sicurezza adeguati con professionalità motivate. Ma per far questo necessitano risorse che ad oggi sono limitate per riuscire ad andare oltre quelli che sono gli input che arrivano dal Governo, che con la politica dei tagli pensa di risolvere tale questione senza rendersi conto delle realtà territoriali. I problemi aperti sono tanti e complessi – concludono i tre politici - e necessitano di continuità sul territorio: la psichiatria, l’hospice, assistenza sociale sono aspetti di medicina territoriale che devono interagire con le risposte sanitarie di tipo acuto e non caratterizzate da livelli di intensità di cura medio alto, che sono possibili solo tramite la presenza periferica di strutture ospedaliere adeguate». (s.z.)
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