Il Tirreno

Grosseto

«Il Comune smantella il welfare cittadino»

«Il Comune smantella il welfare cittadino»

Sel torna sulle farmacie e spinge per il referendum. E non mancano le critiche ai sindacati

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GROSSETO. Il circolo grossetano di Sel interviene sulla privatizzazione delle farmacie. «Leggiamo con piacere che le Cgil, Cisl e Uil si oppongono alla privatizzazione delle Farmacie Comunali proponendo invece il consolidamento e rilancio dell'azienda pubblica. Hanno deciso un percorso diverso dal nostro, che non ci permettiamo di giudicare. Purtroppo altrettanto riguardo le segreterie dei sindacati non lo hanno avuto nei confronti dei promotori del referendum, indirizzando a Sel e a M5S parole piuttosto pesanti, ingiuste e a nostro avviso immotivate. Intanto ci appare difficile capire come si possa considerare demagogia e opportunismo il ricorso al referendum. Se nascono “troppi” movimenti e comitati al di fuori degli organismi ufficiali, e spesso in disaccordo con essi, sia pure su problemi particolari, è perché la rappresentanza tradizionale è in crisi. Per cui l'emergere di queste combattive aggregazioni, specialmente quando trovano il favore della popolazione, non può che essere vissuta con curiosità e interesse dai partiti e dalle organizzazioni sociali che si battono per il rinnovamento democratico. Nello scenario locale, dagli ambienti municipali si annunciano propositi a dir poco inquietanti riguardo all'assunzione di un ruolo di regia da parte dell'Ente in luogo della gestione diretta, contestualmente alla diminuizione dei servizi erogati, perché “non si può continuare a dare tutto a tutti”».

«Se il programma è ridurre e privatizzare siamo legittimati a credere che con l'operazione delle farmacie (un’ azienda peraltro in attivo, i cui introiti alimentano il bilancio comunale) come nella scuola per l'infanzia non ci troviamo davanti ad un provvedimento eccezionale finalizzato a fronteggiare una situazione contingente, bensì all'avvio di un cambiamento sostanziale del sistema di welfare in città, in senso fortemente peggiorativo. Se l'approccio è quello richiamato, dopo le farmacie verrà inevitabilmente altro da privatizzare, che si tratti di servizi a domanda individuale o no, fino alla completa liquidazione di un patrimonio non soltanto sociale che ha fatto di Grosseto un esempio di buon governo a livello nazionale. Perciò la posta è alta e non si può dare battaglia impugnando il fioretto. La risposta giusta è il referendum, per dire con decine di migliaia di grossetani che i privatizzatori di ogni colore e a tutti i livelli, ideatori o succubi dell'austerità, di quì non passeranno».

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