Sicurezza
Grosseto contro Siena: guerra al Tar
La Provincia ufficializza il ricorso contro il nuovo Statuto di Fondazione Mps che ignora il territorio maremmano
GROSSETO. Grosseto porta Siena in Tribunale, al Tar della Toscana. Per una questione di principio che affonda le sue radici nella storia, ma soprattutto e più semplicemente per una questione di soldi: quelli della Fondazione Monte dei Paschi, i famosi “utili” realizzati dall’omonima banca che _ quand’anche un giorno dovessero tornare a esistere _ i grossetani continuerebbero a vedere col binocolo, o al massimo pad avere er grazia ricevuta.
La questione è quella sollevata nella scorsa primavera da Provincia, Comune e Camera di Commercio di Grosseto. Al culmine di un passaggio turbolento (è un eufemismo) della sua storia, Fondazione Mps decide di rinnovarsi, a partire dal proprio Statuto. Gli amministratori dell’istituto riscrivono la “carta” e tanto per cambiare ignorano ogni riferimento ai cugini d’Oltreamiata: nessun rappresentante negli organi di governo della Fondazione, niente finanziamenti statutari al territorio grossetano. Il potere decisionale resta in capo a Siena, a Siena resta il denaro prodotto da una banca di cui la Maremma (con i suoi pascoli, alias “paschi”) è storicamente madre e foraggiatrice.
Un bel ceffone. Al quale Leonardo Marras, Emilio Bonifazi e Gianni Lamioni non porgono l’altra guancia. Prima inviano a Palazzo Sansedoni una “bonaria” proposta di modifica di alcuni articoli, affinché rappresentanza e finanziamenti per Grosseto siano garantiti; dopodiché, ignorate le loro richieste, lanciano pubblicamente un monito congiunto: quello delle istituzioni senesi «è un atto gravissimo e pregiudiziale di ostilità, ingiustificabile e irricevibile», tuonano; e minacciano il ricorso alle vie legali qualora le loro proposte rimangano lettera morta.
Siamo ormai a metà maggio. La levata di scudi sortisce l’apertura di una trattativa nel corso della quale _ ricorda oggi il sindaco di Grosseto, Emilio Bonifazi _ Siena assicura che almeno sul fronte dei finanziamenti si sarebbe provveduto. E invece niente. Cestinate le richieste delle istituzioni grossetane, lo Statuto così com’è arriva al ministero dell’Economia e delle Finanze che il 12 giugno lo approva.
Forse a Siena pensavano che le minacce legali non avrebbero avuto seguito; o forse banalmente i senesi si sentono sicuri di sé e dei mal di pancia altrui non si curano punto. Sta di fatto che alle parole stavolta _dalla Maremma _ seguono i fatti.
È infatti del 17 settembre scorso la delibera con la quale la giunta provinciale di Grosseto autorizza il presidente Marras a costituirsi in giudizio al Tar contro il decreto ministeriale che approva il nuovo statuto di Fondazione Mps. E al tempo stesso conferisce agli avvocati dell’Ente _ Chiara Canuti e Stefania Sorrenti _ l’incarico di presentare il ricorso.
La Provincia rompe gli indugi, dunque, ma Comune e Camera di Commercio sono al suo fianco. Tanto Lamioni che Bonifazi, infatti, confermano che il percorso è condiviso e unitario: il lavoro prodotto dall’ufficio legale della Provincia, col supporto di quello del Comune, passerà pari pari nei ricorsi _ separati ma “gemelli” _ che saranno presentati dagli altri due Enti.
«È una questione di principio e di giustizia», assicura il sindaco Emilio Bonifazi. «E le istituzioni senesi avrebbero fatto bella figura a tenerne conto. Non lo diciamo noi, lo dice la storia: lo Statuto della Dogana dei Paschi, ovverosia del sistema di tariffe applicate sui redditizi pascoli della Maremma da cui poi nacque la banca, risale al 1419, mezzo secolo prima della nascita della banca stessa. Non è un caso che gli stessi dirigenti di Banca Mps, negli anni, si sono arrabbiati quando gli enti pubblici maremmani si rivolgevano ad altre banche...».
Su un punto Bonifazi ci tiene a chiarire: non è, dice, una questione di poltrone. «Noi a Fondazione abbiamo fatto due richieste. Ma quella che più ci interessa è il riconoscimento statutario del Grossetano come territorio di riferimento. Questo è un punto decisivo, perché impegnerebbe la Fondazione a sostenere anche le attività economiche e le imprese della nostra provincia, così come oggi e da sempre fa solo per la provincia di Siena. L’altra proposta, l’allargamento della Deputazione a 18 membri per far spazio a due rappresentanti grossetani, è secondaria. È comprensibile che Fondazione di questi tempi non voglia aumentare le spese in questo senso, e su questo aspetto non avremmo certo fatto barricate».
Di fatto però da Siena non è arrivato niente, neppure un timido segnale di disponibilità. Per questo ora si va alla guerra in Tribunale. Magari senza troppe illusioni di vittoria, ma comunque per piantare il paletto. Quella su Fondazione è infatti solo una delle tante partite che si giocano sulla bilancia dei poteri in Toscana. Dalla sanità ai trasporti, dall’acqua ai rifiuti, Grosseto e Siena (area vasta del sud della Toscana) avranno ancora molti “ossi” intorno ai quali litigare. Il messaggio allora è chiaro: nessuno mollerà senza resistere.
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