Finanza
«Ecco perché ho lasciato la poltrona»
Bianciardi, vicesindaco di Capalbio (ora ex), spiega il suo divorzio dalla giunta: «L’attuazione del programma è fallita»
CAPALBIO. Il fuoco dell’incomprensione politica cova sotto le ceneri, dentro le forze di maggioranza nel Comune di Capalbio. I recenti mal di pancia che hanno portato il sindaco Luigi Bellumori a ritirare le deleghe al vicesindaco Settimio Bianciardi sembrano evidenziare problemi ben più delicati del previsto. La situazione interna al gruppo Vivere Capalbio è tesa da tempo, nonostante il sindaco abbia ostentato sicurezza impegnandosi anche sul fronte esterno della politica, con la battaglia sulla sanità. Ora l’uscita del suo ex delfino, che andrà a costituire un nuovo gruppo al momento autonomo, potrebbe trasformarsi in una patata bollente, soprattutto in vista delle prossime vicende politico amministrative che lo riguarderanno.
Bianciardi, infatti, contrariamente a quanto emerso sino ad ora, aveva già motivato chiaramente la sua uscita dal gruppo di maggioranza, con un documento diretto a Bellumori che era stato consegnato al destinatario una ventina di giorni fa. «Le motivazioni che mi hanno portato a prendere tale decisione sono relative alla mancata attuazione di gran parte del programma di Vivere Capalbio – dice l’ex uomo di giunta – e anche alle continue insinuazioni sulla correttezza della mia persona, nello svolgimento delle mie funzioni di amministratore, da parte di alcuni componenti dello stesso gruppo di maggioranza che da 18 mesi non consentono di lavorare in serenità sulle scelte programmate. Per questo sono molto critico proprio nei miei confronti, per non aver fatto questo passo molto prima. Ma ero fiducioso che, per il bene della popolazione, certe cose si sarebbero appianate o si sarebbe consentito di portare avanti quanto rimasto nel cassetto. Noi avevamo preso l’impegno di emanare atti utili allo sviluppo del territorio, ma questo a mio giudizio non è avvenuto – tuona - Non abbiamo migliorato l’aspetto della fascia costiera ne quello del territorio rurale, non abbiamo migliorato l’aspetto abitativo dei nostri concittadini, non abbiamo attuato l’edilizia economica popolare tramite la vendita di alcuni nostri immobili che sono ormai in disuso da anni, e nemmeno il piano degli arenili, la sistemazione dei parcheggi al mare ed altre cose. Senza contare che il vecchio palazzo comunale ci cadrà addosso tra breve. È inutile distribuire deleghe se non si responsabilizzano gli attori e non si programma – conclude amaramente Bianciardi - e visto che i miei concittadini mi stavano ultimamente accusando di incapacità amministrativa, mi sono convinto a uscire dal gruppo per andare a costituirne uno nuovo autonomo nell’ambito del consiglio comunale che cercherà, con idonei contributi, di far attuare alcune delle proposte rimaste insolute, sempre che ci saranno tempo e volontà per farlo».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google