Il Tirreno

Grosseto

Guerra del palasport, minacce di querele

di Massimo Galletti

Tinacci (Vas): «Io non incompatibile, abbiamo soltanto partecipato a un bando pubblico. E speso di tasca nostra»

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GROSSETO. Riccardo Tinacci non ci sta. Il consigliere comunale del Pd replica punto per punto alle accuse mosse dalle società Vbc Grosseto e Invictavolleyball e controattacca, snocciolando date, numeri e importi di tutto il lavoro che Vas Grosseto ha fatto all'interno del palazzetto dello sport dello stadio, diventato improvvisamente oggetto del contendere e causa scatenante di una serie di discussioni e polemiche da parte dei presidenti dei due sodalizi maremmani, Andrea Galoppi e Giovanni Donnini.

Tinacci si presenta più battagliero che mai alla conferenza stampa indetta subito dopo avere letto i titoli e gli articoli delle prime pagine dei quotidiani locali sulla vicenda. «Quello che affermano loro, sulla mia legittimità a gestire l'impianto è totalmente falso. Parlo a nome della Asd Vas Grosseto, ma non sono il presidente. Il vero presidente della società è Andrea Barsotti. La nostra società gestisce la sala competizioni e non l'intero palazzetto, perché la struttura è divisa in quattro concessioni di cui una è la nostra. La altre tre sono calcio, judo e atletica leggera. Io do solo una mano. Sono stato presidente durante il periodo della concessione dal 28 settembre 2012 al 17 giugno 2013 ed è agli atti in Comune: e in questo periodo ero compatibile con la mia carica, perché la concessione è un atto che non passa dal consiglio comunale, ma è un bando pubblico. Ricoprivo la carica durante, ma non quando è stato fatto il bando e neppure quando è stata concessa la proroga» sottolinea Tinacci.

«Queste persone hanno scritto senza sapere. Bastava fare una visura alla Agenzia delle Entrate e già qui si smontava tutto. Ne è nata una sorta di guerra sportiva fra le società che adesso sta degenerando. Noi abbiamo partecipato ad un bando pubblico, quando di Vas era presidente Fausto Morandi, nel 2010. Prima il palazzetto veniva gestito dalla Ss Grosseto di Paolo Prisciandaro, “ufficialmente”. In realtà il palazzetto “non ufficialmente” era spartito tra le due società del Vbc Grosseto di Donnini e dall'Invicta dell'allora presidente Massimo Romani. Era di fatto un sub appalto che il giorno dopo la giunta avrebbe potuto revocare, ma a quel tempo nessuno fece niente».

Tinacci spiega che questa premessa è indispensabile «perché appena siamo entrati, qui era tutto uno sfacelo. Abbiamo investito più di 30.000 euro per ristrutturare l'impianto. Ogni lavoro che abbiamo fatto qui dentro è stato autorizzato dall'ufficio lavori pubblici del Comune di Grosseto e i soldi non ci sono mai stati restituiti, perché sono patrimonio del Comune e si trattava di lavori ordinari, al contrario di quelli straordinari che invece spettano all'amministrazione comunale. Il Comune per esempio ha investito 11.280 euro, perché mancavano 100 luci di sicurezza e gli estintori e l'allora presidente Morandi non voleva firmare la concessione perché l' impianto non era a norma. I signori che gestivano l'impianto prima di noi non avevano nemmeno mai imbiancato, tanto per dirla una».

Tinacci si toglie un altro sasso dalla scarpa: «La Ss Grosseto era servita solo per vincere il bando del palazzetto e toglierlo alla Fipav che è stato il primo gestore dell'impianto in ordine di tempo. Paghiamo all'anno 150 euro di affitto al Comune. È il Vas che ha comprato tutto e di tutto quello che è stato detto e scritto contro di noi ho già interessato un legale. Vedremo insieme se ci saranno i presupposti per dare inizio ad una azione legale contro le due società».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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