Il Tirreno

Grosseto

Scarlinoenergia torna a pieno regime accordo con l’Ato

di Guido Fiorini

Entro novembre sarà acceso anche il terzo forno e brucerà il cdr delle Strillaie. Periccioli: «Investiamo cinque milioni»

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SCARLINO. Per ora sono in funzione solo due forni su due. Ma entro novembre, con una ripartenza graduale autorizzata dalla Provincia il 2 agosto scorso, anche il terzo forno sarà riacceso e l’inceneritore di Scarlinoenergia tornerà alla piena operatività dopo che, nel maggio scorso, ci fu un’emissione di diossina fuori dai parametri di legge. «Alla fine Arpat ha chiarito – dice il presidente Moreno Periccioli – che il problema fu minimo e che gran parte delle diossine che ricadono sulla zona sono “figlie” di altre attività. Comunque fermammo l’impianto, per precauzione. E ora, piano piano, con controlli continui, stiamo ripartendo. Abbiamo anche installato ulteriori sistemi di abbattimento delle emissioni».

A regime l’inceneritore brucerà circa 150mila tonnellate di combustile, in larghissima parte cdr, o come viene chiamato adesso Css (combustibile solido secondario). Il “cippato”, le biomasse, verranno utilizzate solo per i momenti in cui i forni verranno riaccesi. «Ne useremo circa 4-5000 tonnellate all’anno, non di più – spiega Luca Galimberti, amministratore delegato – per il resto usiamo solo cdr. Proprio in questi giorni stiamo iniziando a provare i nuovi impianti che abbiamo realizzato, con circa cinque milioni di euro di investimento, che ottimizzano l’utilizzo del combustibile e consentono un miglior recupero energetico».

Il cdr arriva a Scarlino un po’ da tutta Italia. Ma 40mila tonnellate giungono direttamente dalle Strillaie, dall’impianto di Futura inaugurato da poco fra Grosseto e Marina. «C’è un accordo con l’Ato rifiuti – dice ancora Periccioli – per cui quanto producono viene direttamente qui. È un risparmio notevole, visto quanto incidono i costi di trasporto. Al momento producono 40mila tonnellate, ma saranno di più quando tutti i Comuni maremmani conferiranno lì i rifiuti». Al momento, infatti, mancano quelli della zona sud, che continuano a portare la spazzatura “tal quale” alla discarica di Cannicci, alle porte di Paganico.

Di fatto, quindi, l’impianto di Scarlinoenergia, pur fuori dal piano provinciale dei rifiuti, ne diventa il completamento. «Questo impianto produce energia elettrica bruciando quella parte di rifiuti che non può essere riciclata – spiega ancora il presidente Periccioli –. Siamo d’accordo anche noi che la politica deve spingere prima di tutto a prevenire la formazione di rifiuti. E che, come secondo livello, deve operare per riutilizzo e riciclo dei prodotti. Ma alla fine resta una parte che non può essere riutilizzata in alcun modo e che certo non può scomparire nel nulla. Non dimentichiamo, fra l’altro, che i rifiuti speciali sono circa l’80% del totale di quelli prodotti. Il nostro impianto, grazie agli alti livelli di efficienza, ha ottenuto il via libera al recupero energetico, attività riconosciuta dalla normativa come superiore al solo incenerimento».

Così Scarlinoenergia continua a investire sull’impianto che, al momento, dà lavoro a circa 60 persone. Altrettante sono quelle impiegate dall’indotto, di cui una trentina a tempo pieno per le manutenzioni, che sono appaltate all’esterno. «Oltre al sistema di trattamento del Cdr stiamo lavorando – spiega l’Ad Galimberti – a un sistema di vasche per accogliere rifiuti liquidi da smaltire nel nostro depuratore, anche a servizio delle altre aziende della zona. Del resto siamo proprio in mezzo a una zona industriale».

@guifiorini

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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