Il Tirreno

Grosseto

«Noi infermieri, tutti con Giuliana»

di Francesca Gori
«Noi infermieri, tutti con Giuliana»

Trasfusione sbagliata, la solidarietà dei colleghi della donna. Non è stata sospesa ma ha deciso di non rientrare

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GROSSETO. Giuliana non è rientrata al lavoro nonostante che su di lei non penda alcuna sospensione. Giuliana è rimasta in ferie, dal 26 agosto, il giorno dello scambio di paziente nel reparto di Rianimazione, il giorno della trasfusione sbagliata e del filo di una vita che si è annodato con quello della morte. La vita di Giuliana appunto, l’errore, e poi la morte di Sergio Fiorini. Una sequenza che probabilmente non è stata così lineare. Manca ancora il risultato dell’autopsia per stabilire che la morte del settantaseienne sia stata provocata proprio da quella trasfusione. Ma Giuliana, non è tornata al lavoro. Ieri però, a distanza di quasi un mese da quell’episodio e dalla bufera che per qualche giorno ha travolto il reparto e l’Asl, i suoi colleghi, gli infermieri dell’unità operativa Area Medica hanno deciso di farle avere un messaggio. Chiedendole di tornare presto tra loro.

È stato uno degli infermieri a presentarsi con un foglietto in mano e un messaggio per la donna. «La ringraziamo per la sua dedizione, collaborazione e insegnamento professionale - c’è scritto - perché è sempre stata vicina ad ognuno di noi trasmettendoci il suo sapere». Poche parole prima di sciogliersi in un rivolo di ricordi. «C’è un’inchiesta della magistratura - dice il collega - ma noi sappiamo bene come lavora Giuliana. Sappiamo bene quanto sia sempre stata vicina ai pazienti e quanto si sia dedicata a loro». Non soltanto a chi era ricoverato in un letto d’ospedale, ma anche agli altri infermieri, ai suoi colleghi, che ha sempre aiutato volentieri.

Giuliana ancora non parla. Lo fa attraverso il suo difensore, l’avvocato Carlo Valle, che ringrazia per la solidarietà i dipendenti dell’ospedale che si sono fatti avanti per raccontare a tutti di che pasta è fatta quella donna. «Ha grandissima esperienza - dicono - e quello che è successo è stata davvero una disgrazia. Il problema è che spesso, nei reparti, siamo oberati di lavoro. E lei, quel lavoro, lo svolgeva in maniera assolutamente professionale, senza mai lasciare nulla al caso e senza mai tirarsi indietro quando c’era da dare una mano a qualcuno». Esattamente come è successo con Bianca, un’altra infermiera, collega e amica di Giuliana. «Ora è in pensione dopo che ha avuto seri problemi di salute - aggiunge il collega della donna - ma ci teneva a farle arrivare un messaggio di amicizia e di solidarietà». Quando si soffre, a volte, i gesti diventano cemento di amicizie importanti. I colleghi dell’infermiera che ha scambiato i pazienti in Rianimazione, facendo una trasfusione a Fiorini anziché al suo vicino di letto, lo hanno capito bene. E quella solidarietà che tutti all’inizio si aspettavano dai sindacati che si sono trincerati dietro al silenzio e dietro all’attesa delle decisione della magistratura, ora viene manifestata da chi quell’infermiera scrupolosa la conosce bene. Con gli occhi bagnati di lacrime e la voce rotta in gola. «Deve sapere però - dice il collega - che noi l’aspettiamo e che speriamo presto di riaverla in reparto».

@francegori

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