Finanza
Mercato settimanale in allarme
Prescrizione dell’Asl impone di separare i banchi alimentari dagli altri: ambulanti preoccupati
GROSSETO. O cambia qualcosa o si sbaracca: il mercato cittadino, così come è stato concepito sino a oggi, è in bilico. Da oltre un anno, infatti, l’Asl chiede che vengano apportate modifiche alla disposizione dei banchi. Tutto quel che riguarda prodotti alimentari deve essere _ per motivi d’igiene _ messo in un’area a sé, non può restare mescolato a gazebo che trattano chincaglierie, vestiti e scarpe.
Nell’immediato _ assicurano dall’Asl _ non c’è alcuna possibilità di chiusura forzata. Ma questo non significa che la faccenda non debba essere affrontata e risolta. La conferma alle indiscrezioni che parlano di una discussione trascinata per mesi arriva dalla Confesercenti (associazione cui fa riferimento l’Anva, il sindacato nazionale venditori ambulanti): «Non contestiamo l’indicazione dell’Asl dal punto di vista tecnico amministrativo, quanto da quello commerciale. Nessuno vuole che il mercato sia un luogo insalubre, e non a caso tutto è autorizzato dall’Asl e i lavoratori rispettano ogni norma, dalla Haccp in poi. Certo è che il mercato è il mercato e sta tra la gente».
Ma il nocciolo della questione è un altro: «Spostare un banco significa spostare un’azienda e rivederne i redditi prodotti, un potenziale danno nell’ordine delle decine di migliaia di euro». Per Confesercenti, agglomerare i banchi per merceologia trattata cambierebbe l’afflusso di persone, le abitudini della gente e magari anche gli incassi degli ambulanti. Una scelta del tutto sbagliata. Sullo sfondo, poi, c’è da tenere bene a mente un’altra incognita non da poco: quando e se il riassetto delle bancarelle dovesse divenire reale, si dovrà giocoforza passare per una nuova assegnazione dei posti.
«Ma vanno salvaguardati i diritti di graduatoria, quelli che influiscono sulla scelta del posto». Chi è da più anni al mercato, nel momento in cui arriva la scelta, può decidere di accaparrarsi il posto migliore. Se però la merce che vende l’ambulante di turno è «relegata in un buco, il diritto di graduatoria va a farsi friggere, così come il valore del banco».
Un bel grattacapo. L’unica cosa buona è che c’è ancora tempo per mediare: «Confidiamo _ concludono da Confesercenti _ nella volontà di tutti di trovare una soluzione condivisa. In ballo ci sono 180 aziende. L’Asl ha dato una certa apertura sui tempi e il Comune ha compreso le difficoltà. Ora dobbiamo dialogare e lavorare».
Da parte sua l’assessore comunale al commercio, Emanuel Cerciello, conferma la discussione e non si sbilancia: «C’è una nota pervenuta in Comune più di un anno fa. Capiamo le preoccupazioni delle associazioni di categoria e degli ambulanti, ma il primo aspetto che segue l’amministrazione sono le norme igienico sanitarie. Nel medio termine prenderemo una decisione concertata. Rischi di un intervento dell’Asl a breve non ce ne sono: i nostri uffici collaborano ogni giorno».
Come dire: un blitz senza preavviso è inimmaginabile. Anche perché «l’Asl ha compreso che la situazione non è affatto semplice». Resta comunque l’incertezza per un mercato che, volente o nolente, dovrà rifondarsi. La spada di Damocle è servita.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
