Sicurezza
Rette degli asili, il Comune si appella al Consiglio di Stato
L’ente dichiara battaglia alle 86 famiglie che, dopo gli aumenti delle tariffe l’anno scorso, avevano vinto al Tar
Il Comune di Grosseto vuole andare fino in fondo e, dopo che il tribunale amministrativo regionale gli ha dato torto, porta la controversia sugli aumenti delle tariffe per l’accesso ai nidi e agli asili all’ultimo grado di giudizio: il Consiglio di Stato. Saranno i giudici romani a stabilire se l’assessorato alla pubblica istruzione ha avuto ragione o torto, l’anno scorso, ad aumentare le tariffe per nidi e scuole d’infanzia a iscrizioni già chiuse.
Secondo 86 famiglie, in rappresentanza di 94 bambini, riunite nel comitato Iside, la risposta è no. Non si possono cambiare le regole del gioco quando il gioco è già iniziato, questo è il punto. Perciò nell’ottobre 2012 hanno presentato un ricorso al Tar. E i giudici fiorentini hanno dato loro ragione. Di tutt’altro avviso il Comune. Che dopo aver perso il round del Tar, si è preso tutto il tempo consentito dalla legge per valutare se fare appello oppure no. Allo scadere dei termini è arrivata la decisione: si va al Consiglio di Stato.
Tutto è nato quando un anno fa il consiglio comunale ha approvato una nuova divisione degli scaglioni per calcorare la retta. Conteggiando nell’Isee anche il reddito del genitore non convivente, le otto precedenti fasce furono dimezzate a quattro, con scaglioni da zero a 5mila euro, da 5mila a 9mila, da 9mila a 28mila e oltre 28mila. I vecchi parametri andarono a gambe all’aria e molte famiglie si ritrovarono in una fascia diversa da quella dell’anno precedente, finendo per vedersi presentare tariffe in alcuni casi più care anche del 300 per cento. Il Tar ha riconosciuto che i genitori (seguiti dall’avvocato Alessandro Antichi) avevano diritto a conoscere in anticipo le tariffe.
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