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gli accostamenti sono nati qui

Vent’anni e oltre 30 morti per dire basta agli inchini

di Francesca Ferri
Vent’anni e oltre 30 morti per dire basta agli inchini

ISOLA DEL GIGLIO. Al Giglio è iniziata, al Giglio sta per finire. Dopo vent’anni, trentadue morti, due dispersi, danni economici e ambientali incalcolabili, se l’operazione di raddrizzamento finirà...

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ISOLA DEL GIGLIO. Al Giglio è iniziata, al Giglio sta per finire. Dopo vent’anni, trentadue morti, due dispersi, danni economici e ambientali incalcolabili, se l’operazione di raddrizzamento finirà come previsto, la Costa Concordia sarà l’ultima nave da crociera a riprendere il largo dal Giglio. E chiuderà così la pratica (acclamata da compagnia, passeggeri e sindaci prima, e deprecata dai medesimi poi) dell’inchino, la “navigazione turistica” (definizione di Costa Crociere) che prevede l’avvicinamento extra rotta a un’isola.

Una pratica nata proprio al Giglio nel 1993 con una nave “sorella” della Concordia, la Victoria, che rasentò l’isola il 1º ottobre. Al timone c’era Mario Terenzio Palombo, comandante gigliese della Costa.

Sono passati vent’anni, anni in cui le navi della Costa hanno continuato ad avvicinarsi tra il giubilo dei passeggeri e la soddisfazione dei sindaci. Anche la Concordia ha spesso sfiorato quelle scogliere. L’ultima, prima della disgraziata sera del 13 gennaio 2012, è stata qualche mese prima per San Lorenzo. In quell’occasione il sindaco Sergio Ortelli ringraziò pubblicamente la Costa e Palombo «dell’importante evento» diventato «irrinunciabile tradizione».

Ortelli, che a nome del Comune si è poi costituito parte civile nel processo contro il comandante Schettino, non è però l’unico ad essere oggi in imbarazzo per quelle (non troppo) vecchie dichiarazioni.

Il 6 luglio 2008 la Concordia passa vicino al Giglio per celebrare le cinque vele assegnate al Giglio per l’ottima sostenibilità dell’ecosistema terrestre e costiero, caratteristiche – riportano le cronache di quei giorni – «proprie anche delle navi della Costa Crociere e, ovviamente, della Concordia». Le vele sono assegnate dal Touring e Legambiente, la stessa scagliatasi contro il mostro inquinante dopo l’incidente.

All’indomani del naufragio Regione Toscana e governo si sono affrettati a vietare alle navi di avvicinarsi a meno di due miglia dalle aree protette, come il Giglio. Ci sono voluti vent’anni e oltre trenta morti per vedere il rischio dietro all’apparente innocuo inchino.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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