Il Tirreno

Grosseto

«Schettino dipinto soltanto con stereotipi»

«Schettino dipinto soltanto con stereotipi»

Il difensore Laino attende con ansia la ripresa del processo il 23 settembre «A Talamone abbiamo capito perché alcune scialuppe non sono scese»

2 MINUTI DI LETTURA





GROSSETO. A Donato Laino quella telefonata non è andata mai giù. È quella in cui di Gregorio De Falco maltratta Francesco Schettino. «Lo sa perché? - dice il difensore del comandante - Perché la scatola nera ha smentito molti aspetti rispetto a quella telefonata. E mi riferisco all’errore del timoniere, ad esempio: quale incidenza ha avuto? La domanda è ancora aperta, finora la Procura l’ha ritenuta non rilevante. Spero che da lunedì prossimo, quando riprenderà il processo al Teatro Moderno, inizino ad arrivare le risposte».

Vuol dire che in un anno e mezzo è come se non fosse accaduto nulla?

«Voglio dire che si è alimentato lo stereotipo di una visione iniziale che invece andava arricchita. Si banalizza Schettino e l’accaduto e non si tiene conto della tragedia umana. Non si arriva alla verità».

E qual è la verità?

«Il fatto che dalla prossima settimana il Tribunale voglia sentire i periti dell’incidente probatorio indica che i giudici vogliono sapere. E noi pure. Se la nave è rimasta lì, sia ben chiaro, è frutto delle scelte di Schettino; la Concordia non è affondata del tutto e per questo le persone sono potute scendere. E non siamo i soli, intendo noi difesa e alcune parti civili, ad avanzare i dubbi. Ci sono anche altri».

Chi?

«Il ministero dei trasporti tedesco solleva dubbi e non soltanto perché molte delle vittime erano native della Germania: anche loro vogliono capire. È interesse di tutti capire cosa è successo. L’urto va bene, l’abbiamo sviscerato. Ma il dopo? Non ci sono risposte. In un video dei soccorritori si sentono distintamente le voci di allarme che nascono dal fatto che si vede acqua uscire dalla falla. Acqua che esce dalla falla? E quando mai succede una cosa del genere? Caso mai è il contrario: l’acqua entra nella falla».

Avete trovato, questa estate a Talamone, la scialuppa che interessava a Schettino?

«Guardi, non cercavamo l’imbarcazione su cui il comandante ha lasciato la nave. Volevamo trovare i riscontri alle nostre considerazioni. E abbiamo trovato molti elementi per capire perché le scialuppe non potevano essere calate a mare dai bracci: sulle imbarcazioni sono rimaste delle impronte. Sono tre le scialuppe che non sono scese, avrebbero portato 450 persone: perché non sono scese? Noi avevano già alcune testimonianze. Adesso abbiamo anche i riscontri materiali. Ci sono danni sotto la linea di galleggiamento riconducibili alla fase di ammaino».

Lei dal processo si aspetta...

«Equità. Trovare la verità per riportare il tutto in ambiti di equità. La finalità di tutto non è il processo in sé e per sé ma migliorare le condizioni della navigazione, è stato così per tutte le tragedie del mare».

Pierluigi Sposato

ALTRI SERVIZI DA PAGINA 2 A 9

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Proteste

Sciopero della scuola e dei trasporti venerdì 16 ottobre: le fasce garantite e i motivi della protesta

di Redazione web