Il dolore
In chiesa il collage di dolore e speranza
Don Lorenzo ha raccolto nella bacheca di San Mamiliano foto e lettere di chi non potrà mai dimenticare quella notte
INVIATA A ISOLA DEL GIGLIO. Volti e immagini. Fotografie e fiori colorati. E' un collage della speranza che racconta il dolore per i trentadue morti della Concordia quello esposto nella bacheca della chiesa di San Mamiliano a Giglio porto.
La chiesa che la notte del naufragio si trasformò nel rifugio sicuro di quelle persone che avevano perso in mare tutto: anche i propri cari. Don Lorenzo Pasquotti, dal 13 gennaio 2012, ha sempre sottolineato il fatto che quella notte, la chiesa fu aperta perché i gigliesi, gli abitanti di porto, andarono a chiamarlo.
I paramenti sacri furono utilizzati come coperte, per scaldare centinaia di persone bagnate dall'acqua gelida del mare. Gli abiti dei chierichetti furono tirati fuori dagli armadi per coprire chi non aveva più vestiti asciutti addosso.
Quella notte è rimasta indelebile nella mente e nel cuore del parroco che accoglie i fedeli nella sua chiesa con quel manifesto, invocando per le trentadue vittime della Concordia, una preghiera. Chi quella notte ha trovato rifugio nella chiesa che si affaccia sul porto e che da lassù vede ancora la Concordia, a don Lorenzo ha voluto dire grazie.
E proprio nei giorni in cui al Giglio gli operatori del consorzio Titan Micoperi mettevano a punto gli ultimi accorgimenti prima di rialzare la nave, a don Lorenzo sono arrivate due lettere. Una l'ha scritta un naufrago di Strasburgo. L'altra un volontario della Croce rossa di Roccastrada. Roberto Galli aveva già chiamato don Lorenzo al telefono. «Torno nuovamente a ringraziare lei e tutta al comunità isolana per quanto fatto nel momento del bisogno. Ieri, sulla porta della chiesa, non sono riuscito a mantenere il distacco proprio di ogni soccorritore davanti al cartellone con su le vittime della Concordia».
Galli, soccorritore volontario della Croce Rossa è uno che sa cosa vuol dire il dolore. Che ogni giorno ha a che fare con la sofferenza delle persone. E di fronte a quel parroco, che la notte del 13 gennaio si è rimboccato le maniche per avvolgere in un abbraccio di speranza i naufraghi e dar loro qualcosa per coprirsi e per far passare il freddo, ha pensato che una telefonata prima e una lettera poi fossero il minimo sindacale dal quale partire.
«Ho parlato con lui volentieri – dice don Lorenzo – A distanza di venti mesi ci sono ancora persone che si ricordano di quello che hanno fatto i miei compaesani quella notte. E' questa la grandezza dell'isola». Sandrine e David, invece, non hanno potuto ricevere la risposta del parroco. «Nel biglietto non hanno messo l'indirizzo – dice don Lorenzo – ma anche il loro messaggio, più che diretto a me, è rivolto a tutti gli abitanti dell'isola». E' scritto in francese, il messaggio dei naufraghi francesi. «Malgrado la nostra profonda tristezza – si legge – vogliamo dire grazie a tutti gli abitanti dell'isola». Ieri, la situazione al Giglio non era troppo diversa da quella che si respirava la notte del naufragio. Erano diverse le condizioni.
«Ma se è così stanca – dice una donna sul porto a una giornalista che stava sbadigliando – venga pure a casa mia a riposarsi un paio d'ore. La faccio dormire in camerina». Stesse parole, stessi gesti. Stessi ringraziamenti, nel giorno in cui non c'erano naufraghi da soccorrere ma solo lavori da seguire da lontano.
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