Il Tirreno

Grosseto

Sfratto contestato È giallo al Poggio per un appartamento

di Pierluigi Sposato
Sfratto contestato È giallo al Poggio per un appartamento

Il Coeso sostiene che vi sia stata un’occupazione abusiva «È un equivoco: mia cognata era qui solo per un caso»

4 MINUTI DI LETTURA





GROSSETO. Chi ha ragione? Il Coeso, che ha riscontrato un’occupazione abusiva di un alloggio del Poggio e ha ordinato lo sgombero? Oppure l’intestataria dell’assegnazione, che sostiene di aver adempiuto a tutti gli obblighi e che la situazione creata (il fatto che in casa sono stati trovati fratello e cognata) è soltanto frutto di un equivoco?

Quello vissuto ieri all’alloggio n.302 del Poggio, dove era in programma uno sfratto, è stato un giallo alimentato da colpi di scena intervenuti mano a mano che i soggetti entravano in scena e che le carte si accumulavano sul tavolo. Uno sfratto comunque non eseguito nonostante il secondo avviso. Il Coeso non torna indietro, non è intenzionato a fare deroghe, ma il perfezionamento della pratica richiede qualche altro giorno: quello per scrivere una nuova ordinanza dirigenziale.

Certificati e documenti. La storia è quella di Ullah Md Atik, cittadino del Bangladesh che tra quelle mura ha abitato dal 2002, con autorizzazione in scadenza nell’aprile 2014. Con lui possono stare la moglie, la figlia, il genero, i due bambini. Ma Ullah è tornato nel suo Paese un anno e mezzo fa e non può rientrare per gravissimi motivi di salute, un attacco di cuore; la moglie lo ha raggiunto dopo la nascita del nipotino, nell’ottobre scorso, e nemmeno lei può rientrare, anche lei per motivi di salute. Ora in quella casa abitano la figlia Ayasha Akter, il marito Miazi Nayan e i due figli, 6 e 1 anno. Sono loro che devono andare via. Sono loro che ieri sono stati identificati.

Le date. «Ci hanno dato la comunicazione datata 14 agosto soltanto il 4 settembre - dice Ayasha mostrando il documento - Il giorno dopo sono arrivati assistenti sociali e polizia municipale dicendoci che dovevamo andare via. Mi hanno fatto firmare un foglio con l’impegno a lasciare entro il 16 settembre». L’ordinanza dirigenziale è del 6 settembre. La donna, che lavora in un esercizio pubblico e che spiega di aver regolarmente pagato l’affitto (anche il marito ha un lavoro regolare), crede che tutto sia nato quando negli uffici pubblici le è stato consigliato di togliere dallo stato di famiglia padre e madre: poiché era il padre l’intestatario, ecco che si potrebbe essere avviata la procedura, anche perché sei persone per quella manciata di metri quadrati sono troppe.

Il ruolo del fratello. Però l’ordine di sgombero è indirizzato verso Md Raihan. Chi è? E’ il fratello di Ayasha. «Hanno sbagliato, lui non c’entra niente - dice la donna, che si è fatta assistere dall’avvocato Tania Amarugi - Lui abita altrove da 5-6 anni: prima era in via Sauro, ora è in via Trento», dice esibendo l’ultimo contratto di affitto, risalente a prima dell’estate (maggio, per la precisione). Ma la cognata è stata trovata qui in via del Molino Vecchio? «Sì - risponde - Noi lavoriamo nello stesso esercizio e abbiamo figli: quando io sono al lavoro, viene lei qui a guardare i miei bambini. Capito? Hanno creduto che abitasse qui insieme alla sua famiglia, ma non è così».

Occupazione abusiva. Coeso e polizia municipale sono arrivati invece a conclusioni diametralmente opposte. E la dirigente Renza Capaccioli, intervenuta ieri di persona insieme alle assistenti sociali, esibisce le relazioni di servizio nelle quali viene attestato (da visione diretta e da testimonianze) che per qualche tempo in questa estate Md ha abitato lì, stabilmente. «Il 31 luglio c’era la cognata della signora Ayasha - spiega la responsabile - che ha ammesso di stare lì abusivamente. E anche il marito ha detto così», anche se poi pare abbia ritrattato. È escluso che la lingua italiana possa essere stata motivo di fraintendimento.

Colpo di scena. E poco dopo un altro: «Ayasha e la sua famiglia per tanto tempo non sono stati qui. Lo ha accertato la polizia municipale l’8 aprile 2013. E il regolamento parla chiaro: chi non risiede, perde il diritto», dice ancora il Coeso. Sopralluoghi ripetuti, anche se non notturni, e le parole di chi abita accanto hanno innescato la procedura di revoca. Md Raihan, secondo le carte di anagrafe, è stato cancellato dalla precedente residenza per irreperibilità. Dal 3 agosto Ullah è invece trasferito in Bangladesh.

La ricerca di soluzioni. Cosa è successo questa estate? Le prossime ore saranno decisive per capire tutte le dinamiche. Ayasha non corre il rischio di perdere il 16º posto nella graduatoria per gli alloggi comunali. Anche il Comune si dichiara intenzionato a cercare una soluzione. Difficile però che la nuova casa possa arrivare prima della nuova ordinanza di sfratto. Che arriverà sicuramente, se non saranno trovate soluzioni diverse: stavolta intestata ad Ayasha e non al fratello che lì dentro ieri non è stato trovato. «Ho chiesto al Coeso di riconsiderare la situazione e comunque di cercare prove certe dell’occupazione abusiva - dice l’avvocato Amarugi - Anche in considerazione che presto la famiglia avrà un alloggio nuovo altrove».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Proteste

Sciopero della scuola e dei trasporti venerdì 16 ottobre: le fasce garantite e i motivi della protesta

di Redazione web