Il dolore
«Siete sicuri di non volere più la nave?»
Domanda choc del sindaco di Monte Argentario al collega del Giglio: «Il relitto della Concordia è stato anche un’attrazione»
MONTE ARGENTARIO. Anche alla vigilia del ciclopico e temutissimo tentativo di raddrizzare il gigantesco relitto della Concordia il sindaco di Monte Argentario, Arturo Cerulli, non perde l’occasione di “pungere” il suo collega di Isola del Giglio, Sergio Ortelli.
La questione è sempre la stessa: la nave più tragicamente conosciuta al mondo è diventata un’attrazione, convogliando verso l’isola migliaia di curiosi. Una forma di turismo perlopiù “mordi e fuggi” (sbarco al mattino e rientro alla sera) che il Giglio ha sempre dichiarato di mal sopportare, ma che l’Argentario – terminale delle auto dei “pendolari” – ha vissuto ancora peggio. Al punto che a più riprese, già dall’estate scorsa, Cerulli ha lanciato provocazioni forti: dalla proposta di portare il relitto davanti al suo porto («Se è un’attrazione, tanto vale che il mio paese se ne prenda pure i vantaggi»), fino alla minaccia di introdurre una “tassa di transito” per scoraggiare i turisti della sciagura.
Il culmine della tensione tra i primi cittadini si toccò un anno fa. Poi il clima si è rasserenato, ma nell’ultima riunione in Prefettura a Grosseto, per approntare il piano di sicurezza, il sindaco del promontorio è tornato alla carica, sia pure stavolta in punta di fioretto. In tono scherzoso, ma non troppo, si è rivolto a Ortelli: «Caro Sergio – gli ha chiesto – ma sei sicuro di volerla levare quella nave? Guarda che tanta gente così poi non la vedi più...».
Una battuta dal gusto discutibile, che probabilmente non ha fatto sorridere troppo il collega gigliese. Ma che Cerulli non smentisce. Anzi, motiva e giustifica: «Francamente penso che, pur nella tragicità dell’evento, il Giglio abbia avuto anche risvolti positivi in termini economici e di presenze», dice il sindaco del promontorio. «Una cosa, questa, che dico nel più ampio rispetto di coloro che hanno vissuto una grande tragedia. Ci sono state persone che hanno perso la vita, l’Italia intera ha dato un brutta immagine di sé. Ma direi che in tempi di crisi come questo non è facile trovare un’attrazione mediatica che riesca addirittura ad allungare la stagione turistica».
Dietro la domanda scherzosa e la voglia di sdrammatizzare, insomma, Cerulli non nasconde una riflessione precisa. Feroce, ma concreta. «Da un anno e mezzo a questa parte Porto Santo Stefano è stato testimone dei nuovi flussi creati verso il Giglio dalla Concordia, li ha toccati con mano. E c’è già chi si preoccupa che, quando la nave andrà via, calerà il lavoro. Noi, da quest’altra parte del canale, facciamo da spettatori e abbiamo visto in maniera precisa tutte le persone che sono salite e ancora salgono sui traghetti per recarsi al Giglio. Mi tengo basso, ma il flusso di visitatori è aumentato di più del 50%, sono aumentate le navi, la frequenza delle corse, soprattutto in inverno quando prima i traghetti partivano deserti. Una cosa di cui hanno tratto giovamento anche le attività argentarine vicine agli imbarchi, ma il problema dei parcheggi lo stiamo sopportando tutto noi, e assicuro che non è di poco conto».
Anche Porto Santo Stefano ha giocato la sua parte, dice insomma Cerulli: «Stiamo dando il nostro contributo, così come lo abbiamo dato quella notte che accogliemmo i naufraghi. Un atto per il quale anche noi siamo stati insigniti della medaglia d’oro, pur avendo fatto quel che certamente avrebbero fatto anche altri. Ma mi sento ancora di scherzare con Sergio: tutta questa gente non la rivedrà mai più...».
Concordia: servizi a pag. 2,3 e 5
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