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Grosseto

Esce dall’Oviesse senza pagare Arrestata 24enne

GROSSETO. Nella sua borsa c’erano alcuni capi con ancora attaccati i dispositivi antitaccheggio. Addosso altri vestiti da cui però le placche erano state rimosse. È stata scoperta quando è passata al...

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GROSSETO. Nella sua borsa c’erano alcuni capi con ancora attaccati i dispositivi antitaccheggio. Addosso altri vestiti da cui però le placche erano state rimosse. È stata scoperta quando è passata al varco di uscita: il meccanismo è suonato, l’invito a regolarizzare gli acquisti non è stato accolto e sono intervenuti i carabinieri.

È in carcere una giovane orbetellana, abitante ad Albinia, che l’altra mattina è stata arrestata per furto a Grosseto all’uscita dall’Oviesse, in via Matteotti. Ha 24 anni, qualche precedente anche recente, è disoccupata, ed è stata portata davanti al giudice Mezzaluna che ha convalidato l’arresto chiesto dal pubblico ministero Pizza.

Per la donna è stata disposta la custodia in carcere in attesa del processo, che è stato fissato per il 30 settembre, su richiesta del difensore Guerra.

Non ha parlato, la ragazza, davanti al giudice. Non ha spiegato quello che, invece, le forze dell’ordine e il direttore dell’Oviesse hanno raccontato.

Secondo la versione del personale del grande magazzino, mancava pochissimo alle 13 di venerdì e il personale stava chiudendo il negozio Oviesse di via Matteotti a Grosseto. Una dipendente, quella che si trovava più vicina all’uscita, ha notato che una ragazza che stava attraversando il varco con una borsa in mano aveva fatto azionare la sirena antitaccheggio.

«Non capisco, è tutta roba mia», aveva protestato la donna quando ha incrociato lo sguardo dell’addetta. Invitata ad andare a pagare quanto dovuto alla cassa, la giovane aveva insistito nella sua versione. Era sopraggiunto il direttore e questi aveva poi chiamato i carabinieri.

Sono stati i militari a mettere nero su bianco le mancanze, denunciate dal direttore del grande magazzino. Nella borsa c’erano un paio di scarpe da tennis, quattro t-shirt da uomo o donna, due magliette da uomo. Poche decine di euro il valore.

Tale era anche il valore dei capi che la giovane donna indossava e dai quali avrebbe rimosso il dispositivo antitaccheggio: un altro paio di scarpe, una borsa, una t-shirt un paio di jeans. Così era scattato l’arresto per furto, anche aggravato nel caso della rimozione delle placche.

Il giudice ha valutato negativamente il precedente e il carico pendente – entrambi per reati contro il patrimonio, uno ad Arezzo e l’altro,nell’agosto scorso, nel capoluogo maremmano – e ha ritenuto impossibile concedere i domiciliari sollecitati dall’avvocato difensore in considerazione del fatto che la donna non ha una dimora stabile. (p.s.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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