Italia
«Quattordici anni di lavoro in fumo»
L’ex sindaco Rolando Di Vincenzo boccia la giunta Paffetti: «Stanno distruggendo tutto quello che avevamo costruito»
ORBETELLO. “Disunione senza nessun cambiamento” e con grande peggioramento delle condizioni in cui versa la sua amata Orbetello: questo il pensiero di Rolando Di Vincenzo, sindaco e amministratore per quattordici anni consecutivi, dal 1997 al 2011, che non si dà pace per l’attuale scenario politico amministrativo lagunare.
Di Vincenzo è fuori dalle luci della ribalta politica, ormai, ma segue le questioni e si dice amareggiato: non riesce a tollerare il fatto _assicura _ che tutto quello che lui ha cercato di creare in tanti anni venga progressivamente distrutto.
E snocciola l’elenco di quella che lui ritiene una preziosa eredità dilapidata: un piano strutturale, un regolamento urbanistico, cinquanta varianti, venticinque milioni di euro di lavori pubblici, nonché la gestione dell’emergenza laguna tramite una sezione degli uffici comunali, dove lui stesso era il commissario: questi i numeri e gli atti del suo mandato che si contrappongono alla tantissime difficoltà che quotidianamente incontra la giunta Paffetti.
Allora, Di Vincenzo: Orbetello è davvero messa così male dopo i primi due anni e mezzo di governo del centro sinistra?
«Mi sembra evidente che, di quello che hanno promesso, non hanno fatto niente. Hanno pensato solamente a distruggere quello che avevamo fatto in precedenza, distruggendo un apparato comunale che ci aveva collocato tra i leader delle piccole amministrazioni comunali in Toscana. Sento dire che i tecnici non funzionano, che non fanno bene, ma la verità è che sono abbandonati a se stessi, non sono guidati: e in questi casi se ne deve assumere le responsabilità il sindaco. La nuova riorganizzazione, che ha riunito tutto in tre settori di competenza, non sembra funzionare: e poi, basta andare a vedere i punteggi pubblici dei dirigenti. Qualcuno è improvvisamente diventato un fenomeno, altri sono stati relegati a ruoli caritatevoli e marginali e non credo che sia un caso».
Dunque, lei ne è convinto, si sarebbe potuto fare di più. Ma in quali campi, gli “Uniti per il cambiamento” avrebbero realmente potuto fare meglio?
«Direi in tutti i campi, e sarebbe bastato che avessero continuato a fare quello che facevamo noi, come del resto avevo fatto io con quanto lasciato dalla sinistra di Minucci: io mica mi misi a distruggere il passato. La raccolta differenziata si è ridotta del cinquanta per cento, sulle scuole non hanno speso una lira facendo saltare tutte le precedenti previsioni, niente hanno fatto sapere del nuovo regolamento urbanistico, nessun lavoro pubblico eccetto quelli programmati dalla precedente amministrazione. Hanno fatto a malapena la pulizia delle erbacce, con costi tre volte superiori, e lo vedremo col consuntivo. Hanno rinunciato alle potenzialità produttive del porto di Talamone, al progetto della Sitoco dove tutto è fermo nonostante vari atti già approvati. Per non parlare degli ormeggi sociali, dove la soluzione viene rimandata di anno in anno. E non mi vengano a dire che è colpa dell’alluvione: anche questa è una barzelletta. Anche lì, non voglio fare polemica, ma tutto quello che è successo prima, dopo e durante il disastro ha evidenziato tutta la loro incapacità organizzativa: basti guardare che da altre parti i lavori di ricostruzione sono già cominciati, nel Comune di Orbetello ancora niente».
Passiamo ai temi caldi dell’estate: ad esempio la sanità e il rischio di chiusura dell’ospedale di Orbetello: che ne pensa?
«Forse nessuno ricorda che più di dieci anni fa il vecchio ospedale di Orbetello era inagibile. Insieme all’allora presidente della Regione, Vannino Chiti, e all’assessore alla sanità Claudio Martini, con la collaborazione di Giuliano Amato, gente di sinistra dunque, mica dei “miei”, rivisitammo tutto il piano regionale del settore e fu deciso che, se si fosse costruito una nuova struttura a costo zero, Orbetello sarebbe potuta diventare un polo di eccellenza che avrebbe servito anche l’alto Lazio. Trovammo i soldi e costruimmo un ospedale stupendo, tutti consapevoli che cinque nosocomi per una provincia di poco più di duecentomila abitanti erano comunque troppi. Ma la nuova giunta regionale ha rivisto quelle scelte, non sono stati rispettati nemmeno gli ultimi accordi che erano stati presi dopo la chiusura del punto nascite: e nonostante ad Orbetello lavorino medici bravi e operatori sanitari in gamba, questi oggi hanno le mani legate dai budget e dalle direttive. Come si fa a non pensare che si sta andando verso la chiusura o la trasformazione in poliambulatorio?».
E sull’autostrada che dice? «Dico che anche l’ultima proposta Sat è un palliativo. Di questo passo finirà sull’Aurelia e la responsabilità sarà di chi ha fatto confusione per salvare solamente qualcuno, in modo da poter vincere le elezioni. Ma ne riparleremo. Stanno lavorando a Tarquinia, prima che arrivino qui si spenderanno altre parole».
Un’ultima battuta sull’idea della creazione di un “Supercomune” della Costa d’Argento, lanciata ieri con grande convinzione dal sindaco di Monte Argentario: lei come la vede?
«Dico che potrebbe essere una buona idea, ma con un sindaco unico e una sola sede centrale, e a patto che cresca la qualità della politica. Se si rimanesse legati alla “logica del vicoletto”, dove ogni consigliere si limitasse a seguire le questioni della sua zona, allora non servirebbe a niente. Tutti dovrebbero interessarsi di tutto il territorio, come facevo io quando governavo: ero residente in un altro Comune e per questo, per me tutti i luoghi e tutte le frazioni di Orbetello erano fra di loro uguali».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
