Sicurezza
Emergenza predatori Greggi sterminate, chiudono le aziende
L’appello di un allevatore: «Lo Stato ci riconosca subito il danno indotto. E gli animalisti aprano il dialogo con noi»
SCANSANO. Il predatore non dà pace ai pastori. Dopo l’aggressione di Murci alle pecore di Giuseppe Senette, a Stribugliano al podere Casale di Dante Ricciardi e a Scansano all’azienda di Nedo Guidoni, ancora due pecore sgozzate al podere Fortetello di Massimiliano Ottaviani, vicino a quello di Senette, vittima, giorni fa di un’uccisione di cinque capi.
Tutto un vasto territorio che dalla Maremma arriva fino all’Amiata: Saturnia, Manciano scansano, come Roccalbegna, Stribugliano, Arcidosso. E le predazioni sono così diffuse e incalzanti che ormai la faccenda nemmeno fa più notizia. Eppure è una catastrofe, tanto che a Baccinello sono due le aziende di allevatori che hanno chiuso in questi giorni.
«E anche io ci sto pensando – confessa Massimiliano Ottaviani – come ci stanno pensando altri che non ne possono più. Eppure pare che a pochi interessi tutto questo».
Ottaviani racconta che martedì aveva mandato il gregge in una parte del pascolo che riteneva sicura. E che quando è tornato, il gregge aveva cambiato posto, sistemandosi in una parte che gli era parsa strana: «Ormai conosco le abitudini e le preferenze del gregge – spiega – e mi sono avvicinato. Ne ho trovata subito una sgozzata e l’altra l’ho trovata dopo. Stamani (ieri, ndc), invece, ho messo il gregge proprio sotto casa. Dopo un’ora il mio vicino mi ha chiamato per dirmi che c’era una bestia che si aggirava attorno al pascolo. Sono corso ma per vedere se manca qualche capo devo aspettare di rimettere i capi nell’ovile».
Ottaviani è sconfortato. Da aprile sono ben 40 le pecore che sono state sgozzate da predatori a Fortetello. E per ora non si muove nulla di positivo per la soluzione del problema. «Gli ultimi passaggi di cui sono a conoscenza – spiega Ottaviani – per risolvere almeno parzialmente la questione, è che la commissione regionale Agricoltura ha votato a favore per il riconoscimento del danno indotto. Adesso, però, il tutto deve passare a livello nazionale e già sappiamo che qui le cose andranno molto a rilento».
Il danno indotto è una grande spina nel fianco degli allevatori, i quali, infatti, non subiscono solo la perdita del capo. Le altre pecore, infatti, se sono da latte non lo producono più per giorni e, se sono incinte, abortiscono l’agnello. Si interrompe dunque una filiera produttiva basilare: casearia e della vendita di carne.
Dunque sono due le patate bollenti: la soluzione per ridurre il numero di attacchi e la richiesta di risarcimento per il danno indotto al gregge e all’azienda. Ottaviani spiega anche che la chiusura di aziende un tempo fiorenti dovrebbe far drizzare le orecchie: «Si stermina un patrimonio produttivo di grande tradizione e livello».
E per raccontare quale calvario stanno passando gli allevatori, la mancanza di certezze economiche, il dolore della perdita di un patrimonio, Ottaviani chiede un pubblico incontro con gli esponenti dell’associazione animalista Lav: «Credo – dice l’allevatore di Baccinello – che l’informazione sulla nostra situazione sia la prima cosa utile che tutti gli interessati alla questione devono conoscere. Per questo chiedo ufficialmente al presidente della Lav grossetana Giacomo Bottinelli un incontro pubblico per spiegargli la nostra situazione. Solo conoscendo come stanno i fatti potrà aversi quel confronto che tutti noi allevatori auspichiamo».
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