Sicurezza
Altre due pecore uccise dai lupi e il pastore sorvegliava in auto
STRIBUGLIANO. Il predatore ha atteso l’imbrunire e ha attaccato. Sgozzate ancora due pecore all’azienda del Casale di Stribugliano. A Dante Ricciardi, dunque, conosciuto da tutti come Emilio del...
STRIBUGLIANO. Il predatore ha atteso l’imbrunire e ha attaccato. Sgozzate ancora due pecore all’azienda del Casale di Stribugliano. A Dante Ricciardi, dunque, conosciuto da tutti come Emilio del Casale, non è servito a niente dormire in auto per sorvegliare il suo gregge e stare tutto il giorno ad occhi spalancati per non perdere di vista le pecore.
Sabato sera, un predatore (o più di uno) ha atteso che lui si allontanasse una mezz’ora per andare a fare la spesa, ed ha attaccato. Due pecore sono state sgozzate e poi ridotte a brandelli. Gambe staccate e e una testa abbandonata in un cespuglio.
«La testa l’ha ritrovata la mia cagnolina», racconta ancora scosso Dante che spiega la dinamica dei fatti e fa considerazioni generali sul problema: «Dopo l’ultimo attacco di poco tempo addietro, nel mio podere di Stribugliano, ha deciso di sorvegliare a fino gli animali. Fra l’altro ho anche ridotto l’area del pascolo, perché non posso davvero più permettermi di vedere lo sterminio del gregge, depauperato di oltre 50 capi in un anno. Dunque, sabato pomeriggio, tutto era tranquillo e ho deciso di andare a fare la spesa a Monticello verso le 18,30. Ho fatto in un batter d’occhio e quando sono rientrato ho rimesso le pecore nell’ovile. Domenica mattina, contandole, ho visto che ne mancavano due. Ho preso dunque il trattore e sono andato a cercarle. In un campo sovrastante ne ho trovata una: al collo era stata azzannata, aveva due cosci mangiati e l’addome squarciato. Intanto la mia cagnolina che stava frugando lì attorno, è venuta a chiamarmi e ho trovato la testa di un’altra pecora e qualche brandello qua e là».
Dante Ricciardi ormai da tempo subisce attacchi a ripetizione e dice di non avere più armi per combattere contro i predatori, contro la burocrazia e contro chi non vuol capire la straordinarietà del danno che si fa al territorio che sta morendo in questo settore. E spara le sue ultime cartucce.
«Mi sono rivolto ai carabinieri per fare la denuncia, afferma e mi hanno chiesto il referto dei veterinari. Ho telefonato al centralino dell’ospedale e hanno dato il via a un allerta veterinario. Voglio fare sempre e comunque le denunce anche ai carabinieri, afferma Ricciardi. Mi sento più salvaguardato. Dopo la denuncia, poi, dovrò smaltire le carcasse. Ma anche per questo le difficoltà non sono poche e il problema è la cifra da spendere, che si aggira intorno ai 150 euro a smaltimento».
Ricciardi, comunque spiega ancora: «Il caseificio di Manciano ha messo a disposizione dei soci la possibilità di smaltire lì, a soli 30 centesimi di euro al kg. E considerando che ciò che resta delle pecore è davvero poca cosa, si spenderebbero, in media, 12 euro o giù di lì. A fronte dei 150 richiesti per lo smaltimento comune sarebbe buona cosa. Ma c’è un inghippo, perché per trasportare i poveri resti degli ovini, ci vuole un mezzo appositamente attrezzato. Che non abbiamo, e dunque siamo punto e a capo. Non posso trasportare le pecore sbranate dalla mia azienda al caseificio con i miei mezzi. Naturalmente nessuno si preoccupa di questo. Manca ogni volontà politica per risolvere la faccenda».
E alla fine ancora una stoccata al progetto Ibriwoolf e Medwoolf: «Intanto nessuno sa quanti sono i capi sgozzati, perché tanti pastori non denunciano per evitare il salasso dello smaltimento. Poi si continuano a mettere in libertà i lupi catturati. Lupi che ormai sono tutti meticci e che dunque potrebbero essere tolti dal territorio. Non c’è via di uscita. Senza soluzioni». (f.b.)
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