La manifestazione
Mabro: presentata istanza di fallimento per la vecchia società
Un’azienda artigiana e centocinquanta dipendenti chiedono 1 milione di euro, stessa cifra chiesta ai nuovi proprietari
GROSSETO. Alla spada di Damocle che pende sulla testa di Abbigliamento Grosseto se ne aggiunge ora anche una che riguarda Royal Tuscany Fashion Group, la società che ha gestito la Mabro fino all’arrivo dell’imprenditore pratese Andrea Barontini. Una spada che porta la firma dell’avvocato Tania Amarugi, che ha raccolto la richiesta di pagamento degli stipendi dovuti da parte della società di Invitti e Dipietrantonio tutt’ora al concordato. E che si aggiunge all’istanza fallimentare depositata in tribunale che sarà esaminata dal giudice Vincenzo Pedone per le spettanze dell’attuale proprietà della fabbrica di via Senese.
In tutti e due gli atti, le cifre che mancano all’appello non sono noccioline. E in entrambi i casi, fatto salvo un anticipo versato ai dipendenti da Royal Tuscany, nessuno ha contattato l’avvocato per ricomporre questa vicenda. Le cifre in ballo, in entrambi i casi, sfiorano il milione di euro.
Royal Tuscany nel mese di luglio ha anticipato una piccola parte delle cifre dovute ai lavoratori. Ma il saldo, ad oggi, non è ancora arrivato. E alla lista dei dipendenti che si sono rivolti all’avvocato per ottenere quei pagamenti, si è aggiunta ora anche una ditta artigiana che vanta un credito di 30.750,09 euro. Che, messi insieme a quanto dovuto ai 150 dipendenti che hanno firmato la procura a Tania Amarugi, fa appunto quasi un milione di euro.
Calcolatrice alla mano, è quanto manca all’appello anche ai lavoratori di Abbigliamento Grosseto. Il giudice ha ora concesso alla società guidata dall’amministratore unico Maurizio Santoro sessanta giorni di tempo per dare una svolta alle sorti dell’azienda. Dovrebbe arrivare un gruppo cinese importante a salvare l’azienda e i suoi lavoratori che vedrebbero così aumentare le commesse e ripartire il lavoro.
Sull’altra sponda, invece, la partita che viene giocata è quella con i thailandesi della Trust Managment Co., gruppo con sede a Bangkok che ha messo nero su bianco la propria offerta (tre milioni e ottocentomila euro), per acquistare il capannone di via Senese, oltre ai macchinari e al marchio. Soldi garantiti dalla Hsbc Bank di Londra.
«In tutto questo movimento però sembra che non siano stati presi in considerazione i lavoratori che stanno ancora aspettando di riscuotere gli stipendi - spiega l’avvocato Tania Amarugi - e per quanto riguarda proprio Abbigliamento Grosseto abbiamo chiesto al giudice di anticipare l’udienza per il fallimento che è stata fissata il 12 dicembre». I procedimenti aperti quindi, restano parecchi. «Soprattutto, non abbiamo ricevuto alcuna risposta - dice ancora l’avvocato - da parte della società. La giurisprudenza in questo caso parla chiaro: la domanda di concordato non sospende il fallimento. Basta certificare lo stato d’insolvenza della società».
Per ora, all’avvocato Amarugi non è stato accordato l’anticipo dell’udienza. «Continuerò a chiederlo - dice - per i lavoratori che sono ancora senza i loro stipendi».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
