Il Tirreno

Grosseto

Mabro, il giudice concede altri 60 giorni

di Francesca Gori
Mabro, il giudice concede altri 60 giorni

Va avanti il progetto della società che avrebbe trovato un gruppo straniero pronto a rilevare la fabbrica di abbigliamento

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GROSSETO. La notizia è arrivata sulla scrivania dell’amministratore unico della Mabro Maurizio Santoro che erano l’una. È sceso in produzione, in mezzo alle dipendenti che hanno scelto di continuare a lavorare. Ha cominciato a esultare, a urlare a braccia alzate. «Abbiamo vinto, abbiamo ottenuto sessanta giorni di proroga». Il giudice Giulia Conte, alla quale era passato il fascicolo sulla richiesta di proroga del concordato presentato da Abbigliamento Grosseto, ha dato l’ok. Ora, l’amministratore unico della società avrà altri due mesi di tempo per portare in fondo quell’operazione che si chiama salvataggio. E che vedrebbe coinvolta una società estera, coperta da una newco e pronta a investire nella fabbrica di abbigliamento di via Senese.

Una notizia, quella arrivata ieri in fabbrica, che da una parte ha fatto applaudire i dipendenti che sono al lavoro, dall’altra invece ha fatto nascere un sorriso amaro sulla bocca di chi sperava in altre soluzioni. Di chi ha puntato, negli ultimi mesi, sulla Prodi bis e quindi sul commissariamento dell’azienda.

In tribunale, infatti, rimangono aperte tre partite: la richiesta di Prodi bis, quella di concordato, prorogata ora di altri sessanta giorni e quella di fallimento, presentata da un centinaio di dipendenti dell’azienda. In questo caso, l’udienza è stata fissata il 12 dicembre.

La società quindi avrà tempo altri sessanta giorni per traghettare l’azienda verso un futuro più sereno. L’investitore dovrebbe già esserci. Lo stesso che ha manifestato interesse per l’acquisto del capannone di via Senese. Acquisto che sarebbe però subordinato alla gestione della fabbrica. D’altra parte, l’amministratore unico Maurizio Santoro, da Genova a Grosseto attraverso la società Cross Border di Milano c’è arrivato per questo: per fare da traghettatore e dare un futuro diverso alle vestaglie azzurre. «È questo quello che ci era stato prospettato durante l’ultimo incontro - dice l’assessore allo Sviluppo economico della Regione Gianfranco Simoncini - ma degli sviluppi, del possibile acquirente, non sono stato informato».

Il nome del gruppo interessato a rilevare la fabbrica è top secret. Ma nella documentazione aggiuntiva presentata al giudice c’erano sicuramente elementi che hanno convinto il tribunale a concedere altri sessanta giorni di tempo alla società per evitare il fallimento.

In questo modo, la cessione della Mabro ai nuovi padroni stranieri potrebbe concretizzarsi, nonostante i dubbi dei lavoratori che ancora non sono rientrati al lavoro e che più volte hanno chiesto, senza mai ottenerlo, di poter vedere quelle carte delle quali parlavano gli amministratori della società.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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