La manifestazione
«Farmacie e asili nido la parola al referendum»
Privatizzazioni: Sel e Movimento 5 Stelle vogliono chiedere il parere dei cittadini Citerni: «Bonifazi è in contraddizione». Gori: «Il sindaco non cerchi vie brevi»
GROSSETO. Avrebbero preferito che fosse stata la stessa amministrazione comunale a consultare i cittadini prima di prendere decisioni importanti, come la vendita della società che gestisce le farmacie comunali e la privatizzazione di un asilo nido.
Ma così non è stato ed è per questo che Sel e Movimento 5 Stelle hanno dato vita a un coordinamento che promuoverà due referendum consultivi per provare a costringere il Comune e la maggioranza che lo governa a tornare sui propri passi.
Cristina Citerni, capogruppo di Sel, mette in evidenza, prima di tutto, la contraddittorietà delle scelte dell'amministrazione rispetto al programma di governo esposto dal sindaco Bonifazi nella prima seduta di consiglio comunale, programma in cui non solo non si parlava di vendere le farmacie, ma anzi di riacquistare, da parte del Comune, il 100% delle quote della società di gestione. «Abbiamo fatto la nostra battaglia in consiglio comunale – ricorda Cristina Citerni – ma lì le nostre forze non sono sufficienti, allora spostiamo la nostra mobilitazione in città e creiamo un coordinamento che sarà il più aperto possibile: si tratta di un momento di passaggio cruciale per la città e siamo convinti che ci sia una diffusa contrarietà su queste scelte, anche da parte di chi ha votato per questa maggioranza: serpeggia delusione per il mancato rispetto degli impegni presi in campagna elettorale».
Il capogruppo del M5s, Giacomo Gori, ricorda che «in realtà la richiesta di referendum consultivo l'avevano avanzata già durante la discussione in commissione e in consiglio comunale e le nostre posizioni, insieme a quelle di Sel, sono sempre state ferme contro la vendita delle farmacie comunali». Sono le privatizzazioni in sé il problema. «Se le risorse non ci sono – dice Gori – occorre avere la volontà e la forza di cercarle, senza scegliere sempre la via breve della privatizzazione: prima di scelte come queste il cittadino vorrebbe vedere il sindaco protestare, incatenarsi in piazza, contro chi è responsabile di questa mancanza di risorse per gli enti locali».
La sensazione di Gori e Citerni, però, è che invece la carenza di risorse sia ormai usata quasi come una scusa per poter procedere alle privatizzazioni dei servizi. Ecco, dunque, l'idea di chiedere il referendum consultivo, che poi, in caso di esito positivo, tanto consultivo non sarebbe, perché sembrerebbe vincolare il consiglio a fare scelte che ne rispettino l'esito.
Il percorso, però, è in salita: servono 100 firmatari per ogni quesito, per poter avanzare la richiesta di referendum, poi il consiglio comunale dovrà nominare 5 esperti che ne valuteranno l'ammissibilità, e dopo ci sarò da trovare 4mila firme per ciascun quesito. Infine, sarà necessario superare il quorum del 50%. Nel frattempo le farmacie comunali potrebbero essere già state vendute, per questo Gori chiede al sindaco e all'amministrazione di sospendere ogni ulteriore decisione «perché il fronte pro referendum sta crescendo, e sarebbe un bel segnale che anche l'amministrazione desse una mano a raccogliere le firme». Nulla è impossibile, ma pare difficile che una tale richiesta possa essere accolta.
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