Proteste
Storie di corsari e antichi tesori
Esposti al Castello 30 pannelli sull’assedio dei tunisini agli isolani
ISOLA DEL GIGLIO. “Quando gli schiavi eravamo noi”, così si intitola la mostra sui corsari e la Maremma, allestita nella di rocca di Giglio Castello da Danilo Terramoccia, studioso di storia locale.
Martedì scorso - era il 4 settembre - anche il neo prefetto di Grosseto Anna Maria Manzone, giunta all’isola del Giglio per una visita ufficiale e una ricognizione dei problemi riguardanti la Costa Concordia, ha voluto visitare la mostra “I corsari e la Maremma” che è stata allestita nella Rocca di Giglio Castello. Sin dal 7º secolo fino al 1830 i popoli del nord Africa hanno assalito le coste italiane per catturare cristiani da mettere ai remi delle galere o condurli schiavi nelle città africane o a Costantinopoli. Queste storie sono narrate nella mostra che rimarrà aperta fino al 22 settembre.
Gli avvenimenti descritti si riferiscono alle vicende dei corsari barbareschi che imperversarono sulle isole e coste della Maremma, in particolare all’Isola del Giglio e all’Argentario. La mostra è composta da 30 pannelli, 12 sagome e un plastico che rappresenta Giglio Castello come era nel 1799 quando 2000 corsari tunisini assediarono la fortificazione. Durante l’assedio, i corsari furono ricacciati dai gigliesi, grazie all’esposizione sulle mura della reliquia del braccio di San Mamiliano che si trovava nella chiesa di San Pietro a Giglio Castello. Nella fuga i corsari abbandonarono sul terreno alcune armi e sciabole che ancora oggi si trovano nella chiesa del Giglio. La mostra racconta, inoltre, tre secoli di assalti, rapimenti, eccidi e deportazioni da parte dei pirati, che si conclusero nel 1830 quando le truppe francesi conquistarono Algeri. Gli assalti barbareschi interessarono tutto il Mediterraneo e naturalmente anche le coste maremmane in particolar modo il Giglio e l’Argentario. Visitando la mostra si scoprono episodi al limite della fantasia come la storia del tesoro di Montecristo. Attraverso le ricerche effettuate da Danilo
Terramoccia è risultato come il tesoro non fosse soltanto una favola. Il medesimo era custodito dai monaci che nell’isola di Montecristo avevano un monastero di cui oggi rimangono solo rovine. Infatti nel 2004 nel duomo di Sovana furono ritrovate in un vaso ben 398 monete d’oro. Questa scoperta è stata legata al tesoro di Montecristo perché nel duomo di Sovana vi sono le reliquie di San Mamiliano che dimorò per molti anni a Montecristo. Alcuni pannelli della mostra riguardano la storia della Bella Marsilia che secondo la tradizione era Margherita Marsili di Siena rapita mentre era con il padre sulle coste dell’Uccellina. La bella Marsilia dopo il suo rapimento – secondo la tradizione - diventò la favorita del sultano turco Solimano il Magnifico.
Renzo Wongher
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