Lutto
Morìa dei pesci nel canale Bizzarri striglia le aziende
A breve chi sversa nel canale dovrà presentare un piano di monitoraggio Il sindaco: «Non possiamo non sapere cosa abbia provocato quella strage»
SCARLINO. Bisognerà aspettare la metà di settembre per avere qualche risposta in più sulle cause che hanno portato alla morte di tutti i pesci nel canale Solmine. Quelle risposte, il sindaco Maurizio Bizzarri, le pretende. E per questo, a fine agosto, ha convocato un tavolo al quale, oltre ai tecnici dell’Arpat e al sindaco di Follonica Eleonora Baldi, si sono seduti anche i rappresentanti delle aziende che sversano nel canale. Perché nella vicenda della morìa di pesci, ci sono pochi elementi certi: gli animali sono morti probabilmente per un picco di tossicità nell’acqua del canale o perché la temperatura si è alzata di diversi gradi. E che questo è successo a monte del depuratore. Poi, quale azienda abbia provocato la strage di pesci, ancora non è possibile dirlo. «Abbiamo chiesto un monitoraggio in continuo - dice Bizzarri - e analisi supplementari. Non ci accontentiamo di sapere che qualcosa è successo senza stabilire esattamente le cause e attribuire le responsabilità». Il messaggio del primo cittadino di Scarlino è chiaro: le società che scaricano nel canale devono dire perché quei pesci sono morti: le analisi dell’Arpat, da sole, non bastano. L’agenzia regionale, infatti, non ha chiarito quello che è successo a metà agosto, durante una domenica nella quale le spiagge affollate di turisti hanno fatto i conti con i pesci morti. «Per questo abbiamo chiesto alle aziende delle integrazioni a quelle analisi - spiega il sindaco - che dovranno essere consegnate tra una decina di giorni. E sempre a loro è stato chiesto di accelerare il progetto del monitoraggio in continuo. Questa è una prescrizione che deve essere rispettata senza alcuna deroga». Le società che sversano nel canale, la Nuova Solmine, la Tioxide e Scarlino Energia oltre al depuratore, una bozza di quello che faranno l’hanno già portata al tavolo che si è svolto a fine agosto. «Ma quei progetti di massima - dice il sindaco - devono essere rivisti. C’è bisogno di avere in mano dei progetti più concreti e soprattutto di capire cosa abbia provocato quel disastro». Ora, si torna a discutere tra dieci giorni, quando al tavolo si siederà anche la Provincia, assente all’ultima riunione e quando verranno esaminate le carte portate dalle aziende del Casone.
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