La manifestazione
È morto padre D’Ascenzi
Era stato parroco dell’Addolorata negli anni Ottanta
GROSSETO. Da oggi riposerà nella tomba di famiglia della sua Valentano, dove era nato il 12 dicembre 1928. Aveva 85 anni Vincenzo D’Ascenzi, sacerdote gesuita, per tantissimi anni parroco della Maria Santissima Addolorata, la chiesa del quartiere Gorarella. È morto mercoledì a Roma, nella clinica che l’ordine possiede non lontano dal Vaticano e dove trascorrono i loro giorni i gesuiti ormai a riposo. Vincenzo era lì da alcuni mesi. Lì aveva ricevuto la visita dei tanti parrocchiani, anche di Grosseto, che non avevano perso contatto con lui, che dopo Grosseto era stato anche Pescara, parroco per dieci anni fino al 2003.
Era ancora lucido, anche se non più attivo come un tempo. Lui che negli anni Ottanta aveva “tirato su” la parrocchia, insieme a padre Pes, padre Pietro e padre Tufo aveva, portando entusiasmo e creando gruppi, come l’azione cattolica, il gruppo di preghiera, le volontarie della carità. Anche il gruppo degli scout Agesci, che aveva seguito in prima persona nelle attività settimanali “in sede” e nei campi estivi: un modo per restare giovani, portando quel bagaglio di esperienza e di spiritualità che aveva condiviso, sorridendo, con tanti grossetani.
Era stato ordinato nel 1959, quando aveva 31 anni. “Servo” della Compagnia di Gesù, come sacerdote era anche il fratello maggiore Giovanni, vescovo tra l’altro anche di Sovana-Pitigliano-Orbetello (dal 1975 all’83), morto all’inizio di quest’anno. Vincenzo non si fermava mai, soprattutto con la testa. E sempre per fare qualcosa che potesse servire agli altri. Laureato in filosofia, teologia e pedagogia, era uno studioso, un divoratore di libri, uno scrittore, un uomo di Chiesa affascinato dalla storia dell’uomo. Era stato insegnante di religione, assistente di docenti universitari a Ferrara, predicatore agli esercizi spirituali.
Aveva scritto molto: su Gesu, su Ignazio di Loyola fondatore dell’Ordine, sui gesuiti che lo avevano colpito e che costituivano un esempio da seguire, sulle analogie tra il figliol prodigo della parabola e Pinocchio, sulla montagna come luogo ideale dove da sempre Dio e l’uomo sono più vicini. La vita come un’avventura, come una scalata in cui coinvolgere i più giovani.
(p.s.)
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