Sicurezza
Scure del ministro sull’ospedale
La Lorenzin: «La bassa casistica incide sugli errori dei medici». La struttura verso la riconversione
ORBETELLO. Il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, potrebbe arrivare a far chiudere l’ospedale San Giovanni di Dio di Orbetello ed a riconvertirlo in un centro poliambulatoriale che si ponga in stretta e veloce collaborazione con strutture sanitarie più importanti. Tutto questo dopo la morte di Valentina Col, la giovane romana deceduta al San Giovanni di Dio qualche giorno fa, che ha riaperto le discussioni sull’efficienza e la validità delle strutture ospedaliere più piccole. Un dibattito che potrebbe rendere vani anche gli sforzi effettuati del sindaco di Orbetello, Monica Paffetti, per arrivare alla stipula dei patti territoriali e le battaglie del sindaco di Capalbio, Luigi Bellumori, contro l’assessore Marroni e la Regione Toscana per la possibile volontà di riconversione del nosocomio in casa della salute. La nuova massima autorità sanitaria, infatti, ha preso spunto dal caso Col per rilasciare alcune dichiarazioni sull’esigenza di promuovere un servizio sanitario nazionale sempre più efficiente. E riferendosi a quanto successo nella cittadina lagunare ha detto che «La casistica ci dice che medici senza colpa non riconoscono talune patologie, perché la bassa casistica non garantisce sufficiente esperienza ed abbassa il livello formativo anche dei migliori. Ed è da questo che è necessario partire per ripensare l’organizzazione ospedaliera». Una dichiarazione che sembra proprio appoggiare il percorso di tagli e di sfruttamento delle strutture più grandi intrapreso dalle Asl e dalle Regione Toscana, tanto osteggiato dai sindaci che potrebbero trovarsi con le spalle al muro se la diffidenza dei pazienti verso le piccole strutture ne abbassasse la frequentazione e riducesse i numeri su cui si è fatto leva fino ad oggi. La ministro Lorenzin ha fatto proprio riferimento a questo: «Nonostante l’evidenza dei dati c’è chi crede ancora che chiudere un piccolo ospedale, di cui i pazienti stessi diffidano, sia una perdita per il territorio. Ho avuto modo spesso di dire che i cittadini sono consapevoli delle realtà sanitarie dei propri territori, perché quando possono, ma a volte anche quando lottano contro il tempo, scelgono una struttura più lontana se ha una reputazione migliore. Per questo confido nella responsabilità degli amministratori locali, affinché spendano la loro esperienza politica mediando contrapposizioni sul territorio che non fanno bene a nessuno». Parole queste che, in pratica, bacchettano la politica locale che forse si sta concentrando nella direzione opposta agli interessi dei propri cittadini o che fa solo demagogia: «La riconversione dei piccoli ospedali che non sono in grado di fornire un’assistenza di qualità, il potenziamento del trasporto di emergenza verso le strutture di eccellenza, una rete telematica per far viaggiare in tempo reale i dati dei rilievi tra i piccoli ospedali e le strutture dove sono presenti specialisti capaci di riconoscere anche le patologie rare, è l’obiettivo che ci siamo dati. Un processo organizzativo che servirà a garantire ai cittadini le cure migliori tagliando gli sprechi».
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