Finanza
«Pochi soldi e troppa burocrazia»
Monaci è chiaro: le strade non sono pericolose, oltre 70 interventi da aprile. E le fontane? «Le riempiremo di terra»
GROSSETO. “Polemica becera, basata su notizie false”: Non è per nulla accomodante la risposta dell’assessore ai lavori pubblici, Giuseppe Monaci, al capogruppo di Grosseto Oggi, l’architetto Massimo Felicioni. Ieri il leader della civica aveva chiesto le dimissioni dell’esponente socialista: «Si naviga a vista, non c’è un reale progetto di manutenzione delle strade. Eppure ci sono stati anche dei morti. Monaci? Dovrebbe dimettersi».
Ma l’uomo della giunta Bonifazi bis non vuole gettare la spugna. Anzi, ribadisce obiettivi e prossimi appuntamenti. Ma la rinomata burocrazia in salsa italica, purtroppo, la fa da padrona anche in Maremma.
Falsità. Per Monaci, le accuse arrivate da Felicioni sono del tutto senza fondamento: «Si tratta di un’evidente strumentalizzazione: l’architetto accenna a rimpasti di maggioranza e ammicca al sindaco. Forse la persona più interessata a queste dinamiche (dice, riferendosi a eventuali riassetti in giunta) è proprio lui».
Sicurezza stradale. Altro che buche e dossi pericolosi, nel dettaglio di quello che è la sicurezza stradale l’assessore tira dritto: «In linea generale non esiste una connessione tra gli incidenti gravi e lo stato delle strade. I nostri uffici non fanno altro che registrare rapporti della polizia e segnalazioni dei cittadini, il tutto per calibrare gli interventi. Non siamo fermi e non c’è alcun conflitto in giunta sui soldi messi a disposizione del mio assessorato». Poi snocciola numeri importanti: «Solo da aprile a oggi siamo intervenuti su 70 strade, molte di queste a Principina e Marina».
Gran servizio. A far lievitare le spese per la cura delle arterie comunali ci pensano anche le ditte di servizi: «Le strade vengono massacrate per far passare metano, telefono, fibra ottica e dar vita a nuove urbanizzazioni. Una gran percentuale di nostri interventi arriva proprio in seguito a questi passaggi che portano, negli anni, ad assestamenti».
Giù le colonne. Un impegno per la sicurezza sulla passeggiata di Marina arriverà a breve: «Il primo tratto di lungomare sarà toccato a partire dalla seconda metà di settembre (44mila euro). È previsto anche il taglio di 18 colonne (4mila e 500 euro)».
Rebus Mura. Che da qualche tempo il verde sulle Mura fosse tornato a essere trascurato lo avevamo già visto e scritto. Adesso arriva la spiegazione: la cooperativa di tipo b, cui è affidata pulizia e decoro dell’antico esagono e del verde pubblico dentro Porta, ha il contratto scaduto da marzo. «A febbraio eravamo già pronti con l’appalto, ma non c’era la disponibilità di bilancio necessaria». Poi sono arrivate beghe burocratiche e la faccenda si è trascinata nel tempo: «purtroppo siamo succubi di procedure farraginose. Ora manca l’attestazione antimafia. Ci è stato detto che è questione di giorni. Appena avremo il materiale faremo un’assegnazione - sotto riserva di legge - al Cointeso. La troniera al Cinghialino? Aprirà i battenti il primo novembre».
Fontane a secco. Ricordate la dozzina di vasche e fontane senz’acqua pizzicate dal Tirreno nelle settimane scorse? Non ci sono speranze: la gran maggioranza delle vasche potrebbero essere dismesse, riempite di terra e fiori. Se ne salverebbero ben poche, quelle simboliche. «Privilegio le opere per la sicurezza, dunque non posso spendere 60mila euro per rifare gli impianti di una vasca» dice Monaci riferendosi alla fontana di piazza Rosselli (della Vasca, ndc). Inoltre l’esperienza c’insegna che le fontane a ricircolo non funzionano. Senza parlare della manutenzione, impossibile da garantire con i soldi che abbiamo».
Palma pedonale. Già, ma il verde e le rose lasciate ingiallire in piazza della Palma? «L’impianto per irrigare non c’è più, è stato smantellato dai vandali. Rifare un’installazione di quel tipo e spendere 20mila euro ha senso solo entro un disegno che miri alla pedonalizzazione dell’area». Ma il commento dell’assessore finisce qui, la decisione spetta al sindaco.
Stazione, si parte? Anche in questo caso l’assessore è schietto: quel che i “suoi” uffici dovevano fare l’hanno fatto. «Aspettiamo le prime opere, dovrebbero iniziare tra due mesi. Dovessero tardare sarebbe l’ennesima dimostrazione dell’enorme peso della burocrazia italiana».
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