Il Tirreno

Grosseto

“No all’impianto” nasce un comitato contro il biogas

di Gabriele Baldanzi
“No all’impianto” nasce un comitato contro il biogas

Sotto accusa quello realizzato dalla società Campopiano «Siamo a due passi dalla Diaccia Botrona e vicino a case»

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GROSSETO. «Un impianto vicino alla Diaccia Botrona, a due passi dai letti del Bruna e del Molla, in zona classificata a massimo rischio idraulico, esondata e di nuovo esondabile, a 500 metri da abitazioni, con una viabilità inadeguata, anzi pietosa (strada Chiocciolaia, Cernaia, Squadre), ma soprattutto con la concreta possibilità di alimentare il problema dell'avanzamento del cuneo salino».

Dai primi di luglio è nato il comitato “No biogas Cernaia”. Combatte per avere risposte riguardo all'iter autorizzativo avviato a suo tempo dalla Provincia di Grosseto e per informare l'opinione pubblica su ciò che sta accadendo in questo fazzoletto di terra, baricentrico rispetto a Grosseto, Marina e Castiglione, dove la società agricola Campopiano ha realizzato, appunto, un impianto a biogas da 999 Kw.

Di recente il difensore civico regionale ha accolto un ricorso contro il rifiuto del Comune a fornire i piani aziendali.

Non solo. Dal comitato ora puntano il dito contro le lacune nella documentazione prodotta al momento dell'autorizzazione concessa alla società grossetana.

«La Provincia - scrive il Comitato, in un comunicato stampa fiume - non ha tenuto conto dell'indirizzo di legge a riutilizzare aree degradate da altre attività antropiche, tra cui siti industriali e discariche, e ha consentito invece la localizzazione in un'area dalla forte vocazione agroalimentare, dove si trovano numerosi poderi di piccoli proprietari tra i quali resistono ancora allevatori, e agriturismo. Ai confini, per giunta, con la riserva biogenetica della Diaccia Botrona».

Il comitato cita l'esempio di Capalbio dove il sindaco ha espresso parere negativo alla costruzione di centrali nel territorio, «mentre il Comune di Grosseto non avrebbe tenuto conto dei sacrosanti diritti dei cittadini che abitano a quattrocento metri dalla centrale e che in alcune giornate sono sopraffatti dagli odori nauseabondi che provengono dall'impianto».

Lo sfruttamento del terreno avrebbe inoltre ripercussioni sulla falda acquifera.

«Il 22 luglio un agricoltore della zona - spiegano gli aderenti al Comitato - si era accorto che il pescaggio del pozzo era calato di 2,60 metri. Ad oggi il pescaggio si è ridotto ancora calando in tutto di 3,80 metri. Eseguite le analisi si è poi scoperto un forte tasso di salinità che può imporre in futuro limitazioni alle colture».

Ma le contestazioni mosse dal comitato sono decine ed è possibile approfondirle sulla pagina Facebook del gruppo “No biogas Cernaia”, con tanto di fotografie dell'impianto e pubblicazione della lettera inviata alla Prefettura di Grosseto ed altri enti per scongiurare il proseguimento dell'attività dell'impianto. Impianto, peraltro, che sta funzionando regolarmente da unpo’ di tempo.

Il presidente del comitato è l'ex sindaco di Castiglione della Pescaia Massimo Emiliani.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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