Sicurezza
Allevamento ovino, domani se ne parla a Roccalbegna
ROCCALBEGNA. Una pecora tutta amiatina. Se ne parlerà e si metterà in mostra domani, a Roccalbegna, un ovino pregiato, del quale esperti e allevatori parleranno la mattina e che sarà messa in vetrina...
ROCCALBEGNA. Una pecora tutta amiatina. Se ne parlerà e si metterà in mostra domani, a Roccalbegna, un ovino pregiato, del quale esperti e allevatori parleranno la mattina e che sarà messa in vetrina il pomeriggio.
Saranno dodici gli allevatori che parteciperanno ad un evento voluto dall’amministrazione provinciale di Grosseto e accolto con tutti i crismi dal Comune di Roccalbegna e dall’Unione comuni Amiata grossetana.
Il progetto Vagal, infatti, che si propone di valorizzare le razze autoctone, ha preso come esempio anche questa razza particolarissima che diversi allevatori stanno crescendo. «Saranno dati attestati di benemerenza a dodiciallevatori – spiega il sindaco di Roccalbegna Massimo Galli – a dimostrazione che in Amiata abbiamo prodotti blasonati e di alta qualità».
Il convegno e l’evento arrivano nel bel mezzo delle problematiche relative a pecore, greggi e predatori che continuano a infestare una zona fra le più importanti dal punto di vista degli allevamenti ovini. Un gruppo di allevatori, appunto, nella fascia che da Roccalbegna si estende fino a Scansano e Baccinello, toccando Murci e Saturnia, una striscia fra le più martoriate dai predatori, esprime la propria solidarietà a Giuseppe Senette, il cui gregge, tre giorni or sono è stato attaccato con la perdita di ben sette capi.
«Siamo vicini a Senette – spiegano gli allevatori – e chiediamo con forza che il nostro caso sia preso in esame da chi può fare qualcosa. Siamo ridotti al lumicino e quotidianamente depredati di ciò che è nostro. Bisogna intervenire sulla faccenda predatori, lupi meticci, di certo, come molti di noi vanno dicendo da tempo. E certamente un bel convegno sarebbe stato utile farlo anche sui predatori, oltre che sulla pecora amiatina».
Uno sfogo, quello degli allevatori, che comunque trova una prima risposta nel convegno di domani. «Venga pure questa iniziativa – spiegano – che non può farci altro che piacere. Perché se, come si sostiene, il concetto dei “bioterritori”, introdotto con Vagal, evidenzia questo rapporto di interscambio tra animali e loro terra d’origine, vuol dire che il nostro territorio con vocazione naturale all’allevamento di certe razze (allevamento che a sua volta caratterizza il territorio) servirà anche a risolvere meglio il problema predatori».
Gli allevatori, insomma mettono i puntini sulle i, sposando l’idea del progetto che «l’allevamento contribuisce all’economia locale in varie maniere».
Intanto ci si muove, e si sa che gli allevatori toscani, per esempio, «si stanno associando a laboratori tessili per proporre filati di lana di pecora dell’Amiata agli stilisti. Alcune grandi griffe sono interessate. Il business stimato è di alcuni milioni di euro». E non dimentichiamo che il latte d’asina dell’Amiata viene fornito all’ospedale pediatrico Meyer per i bambini allergici al latte artificiale.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
