Il Tirreno

Grosseto

Sulla ciclabile regna il parcheggio selvaggio

Sulla ciclabile regna il parcheggio selvaggio

Decine e decine di auto in viale della Repubblica: e a cento metri l’area del Pizzetti è semivuota

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GROSSETO. Il cafone del parcheggio, quello che nell’immaginario collettivo viaggia con il fuoristrada e sosta in doppia fila o a cavallo del marciapiede, non ha colore politico. E adesso, ci fosse mai stato qualche dubbio, ci sono le prove. Decine, anche ieri sera, le auto dimenticate per ore dai proprietari sopra tutto il tragitto della ciclabile in viale della Repubblica. Lì, dove hanno perso la vita due ciclisti, falciati tra il 7 e il 9 agosto scorsi, dopo infinite chiacchiere e promesse, ognuno continua a fare come se nulla fosse. Anzi, se ti fermi a scattare due foto per immortalare quello spettacolo di veicoli ammassati dove non dovrebbero, capita pure ci sia chi ti guarda male. Intendiamoci, il profeta del Codice della strada, quello che in vita sua non ha mai sbagliato nulla, forse non esiste neppure. Ma per fermarsi davanti a quella simbolica bici bianca - lasciata il 12 agosto da Fiab e Legambiente a memoria delle tragedie accadute da quelle parti - e iniziare le operazioni di parcheggio, ci vuole coraggio e faccia tosta. Ma è risaputo, tutti vogliono vivere belli comodi: di solito l’auto viene lasciata davanti casa e a pochi metri dall’ufficio. Quando non c’è posto, pazienza, si salta sopra un marciapiede, una ciclabile o una discesa per disabili e il gioco è fatto. Va detto, però, che in certe porzioni di città qualche area di sosta in più male non farebbe. Magari, in questo caso il discorso è anche più ampio e fa rima con efficienza e programmazione a medio e lungo termine. Tutte scuse che non possono valere per viale della Repubblica: il parcheggio che dà verso il Pizzetti, a due passi dalla conosciuta e frequentata “fontanella del sindaco”, anche ieri sera era mezzo vuoto. Insomma, per lasciare libera la ciclabile sarebbe bastato fare cento metri in più a piedi. Un po’ troppi per chi è abituato a vivere comodo. Da parte sua, chi doveva controllare forse non l’ha fatto troppo bene: gli uomini della municipale erano da quelle parti poco prima dell’ora di cena. Poi non si è vista più nessuna divisa e la ciclabile è scomparsa sotto le ruote delle auto lasciate dai fenomeni di turno. Intanto ieri mattina sono spuntati alcuni dissuasori provvisori lungo strada, dovrebbero rendere la vita difficile ai cafoni del parcheggio e aiutare i vigili a tutelare chi va in bicicletta. Tutto nell’attesa che a fine settembre arrivino strutture definitive e attraversamenti pedonali rialzati. Ieri, la stragrande maggioranza di chi ha sostato con la propria vettura sulla ciclabile di viale della Repubblica era lì per visitare gli stand della Festa Democratica. Collegare l’inciviltà di alcuni con il ritrovo dei piddini sarebbe una forzatura, roba poco elegante e tutto sommato anche ingiusta. Certo, la carenza di posti liberi in cui fermare le auto è nata dalla scelta di organizzare un ritrovo sacrificando un’ampia area di sosta. Ma zone libere, come detto, c’erano in abbondanza. Dunque poche storie, il problema resta il cafone del parcheggio, quello che nell’immaginario collettivo viaggia con il fuoristrada e sosta in doppia fila o a cavallo del marciapiede, ma che non ha colore politico. Ora, ve ne fosse mai stato bisogno, ci sono le prove.

Maurizio Bernardini

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