Il Tirreno

Grosseto

«Nostro padre, un uomo instancabile»

di Pierluigi Sposato
«Nostro padre, un uomo instancabile»

I figli di Sergio Fiorini al funerale in Duomo. L’assessore regionale Marroni: nuove procedure per le trasfusioni

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GROSSETO. Un applauso risuona nella Cattedrale. Barbara ha appena parlato, leggendo una lettera di ringraziamenti indirizzata a chi è stato vicino alla famiglia: parla a nome di suo fratello Stefano, presente in chiesa, e della mamma Enza, che invece ieri non era presente per dare l’ultimo saluto al suo Sergio. Non solo ringraziamenti: Barbara ricorda anche chi era Sergio Fiorini, l’uomo di 76 anni deceduto domenica scorsa in rianimazione, dopo l’errore della trasfusione. «Un uomo energico e instancabile» che per chi vi ha vissuto accanto è stato «un compagno di vita leale e rassicurante», che per i figli è stato «un punto di riferimento», che ha insegnato «ad amare la vita con serietà e anche ironia».

Barbara parla in quella che è anche la “sua” chiesa, perché da architetto collabora da anni con la diocesi per la valorizzazione dei beni contenuti nel Duomo, anche quelli nascosti. Don Franco Cencioni - che celebra il rito funebre con don Giancarlo Silveri, del Sacro Cuore parrocchia della famiglia - le manda idealmente una carezza quando ricorda nell’omelia che se il “Giudizio universale” di Guido da Siena è lì esposto, ciò «si deve al gusto di Barbara».

Oltre cento persone assistono al rito in Duomo, forse anche duecento. Di ogni età: coetanei di Sergio, in pensione da tempo dopo una vita da agente di commercio, forse tra loro ci sono anche i compagni delle battute di caccia, ma anche più giovani; e giovanissimi, come i suoi nipotini. «Io credo, risorgerò», canta don Franco mentre, accompagnato da don Giancarlo, il feretro entra nella Cattedrale dopo aver salito la rampa che anche Barbara aveva contribuito a veder costruita. Don Franco ricorda che il vescovo Rodolfo era stato a lungo in preghiera per Sergio la sera di domenica e segnala le testimonianze di cordoglio dell’ex vescovo Agostinelli e di Borghetti che era stato reggente. Addolorati anche loro per una morte arrivata troppo presto: «Ringraziamo Sergio per la vita spesa accanto a noi e che avremmo voluto più lunga», dice don Franco.

Le letture sono quelle della liturgia: la prima di Paolo ai Tessalonicesi, la parabola dei talenti secondo Matteo, il salmo che parla della giustizia finale divina, quella del quadro di Guido da Siena. «Non le ho volute cambiare perché fanno riflettere». E anche Sergio, secondo don Franco, come il servo premiato dal padrone è stato «fedele nel poco», un poco che è tanto.

Rivolgendosi a chi ha affollato la chiesa, osserva che «la partecipazione di oggi è la testimonianza dell’affetto e dell’amicizia» che tanti maremmani nutrivano per Sergio. La benedizione e poi la bara ricoperta di fiori viene accompagnata al cimitero della Misericordia, dove Fiorini riposa da ieri mattina.

Mentre sul fronte delle inchieste quella di ieri è stata una giornata di stasi, almeno apparente, mentre l’assessore regionale alla salute Luigi Marroni annuncia nuove procedure di sicurezza in caso di trasfusioni («renderemo chiaro il nome del paziente sulla sacca affiancandolo al codice identificativo. Infine istituiremo il sistema della cosiddetta “casacca rossa”, che sarà indossata dal personale incaricato delle trasfusioni in modo che sia esentato dall'eventuale obbligo di effettuare altre attività e non venga distolto da quello che è, sostanzialmente, un vero e proprio trapianto»), domani sarà invece la volta del saluto a Valentina Col, la 17enne romana morta per un’embolia nello stesso giorno di Fiorini, ma all’ospedale di Orbetello. Un rito civile che si svolgerà nella sede del III Municipio dove la famiglia abitava. Il ricordo negli anni di Valentina sarà affidato ai lavori di ristrutturazione di una palestra del quartiere.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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