Il Tirreno

Grosseto

Il Demanio chiede gli arretrati

di Enrico Giovannelli

Per la concessione del porto di Punta Ala vuole un milione e mezzo. Ma la Marina si oppone

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PUNTA ALA. Un milione e mezzo di euro di canoni demaniali aggiuntivi: è questa la richiesta che l’agenzia del demanio fa alla Marina di Punta Ala, con la vicenda che però si trascina da anni nei tribunali.

A far riemergere la questione degli aumenti delle concessioni demaniali, anche per il porto di Punta Ala, è il Consiglio di Stato: mercoledì infatti, è stata pubblicata la sentenza con la quale l’organo istituzionale, accogliendo il ricorso della Marina di Punta Ala, emana un’ordinanza di rinvio al Tar della Toscana, per avere da parte del Tribunale Regionale una “sollecita fissazione della discussione del merito”.

La circostanza parte dal 2007, quando con una nuova legge lo Stato ha aumentato i canoni (così come avvenuto per quelli per le spiagge), facendo lievitare, secondo l’interpretazione dell’Agenzia del Demanio, anche quello del porto di Punta Ala.

La società Marina di Punta Ala che gestisce l’area portuale si oppose subito a questa esegesi, e non fu la sola, considerando il forte aumento richiesto e soprattutto i modi.

Marco Corti, il direttore della Marina di Punta Ala, ricostruisce così la delicata questione: «Dal 1976 la Marina di Punta Ala paga regolarmente il canone demaniale. Nel 2007 con una nuova legge lo Stato ha però cambiato le carte in tavola. Secondo noi la variazione non riguarda la nostra concessione. Tra l’altro – sottolinea il direttore – non solo il porto di Punta Ala, ma altri approdi hanno fatto le nostre considerazioni opponendosi alle richieste di aumento dei canoni di concessione, tanto che per dirimere la questione è stata interessata anche la Corte Costituzionale, per un problema che di fatto ha assunto carattere nazionale e per nulla locale».

In sostanza, come sostiene la società Marina di Punta Ala gli interrogativi da chiarire sono diversi: quando nel 2007 la nuova legge ha previsto gli aumenti, per il porto di Punta Ala già soggetto ad una concessione stabilita, erano applicabili?

E il calcolo da cui è scaturito l’aumento, in base ai molti parametri che già fissano i canoni, è stato fatto correttamente?

Insomma, il problema è complesso, ed è per questo che va avanti da circa sei anni con un rimpallo di competenze e decisioni fra uffici e tribunali che però potrebbe avere una decisa accelerazione dopo la decisione del Consiglio di Stato di qualche giorno fa.

Il direttore Marco Corti fa anche altre considerazioni: «Secondo noi l’aumento del canone non è applicabile alla nostra realtà, con il passare degli anni è ovvio che la cifra che ci viene richiesta, frutto anche delle more, sia lievitata a cifre importanti. La nostra speranza è che si possa arrivare ad una giusta decisione in tempi brevi che, logicamente, riconosca le nostre ragioni, come quelle di altri porti simili al nostro. Da parte nostra siamo fiduciosi».

Il Consiglio di Stato vuole dunque una discussione del merito da parte del Tar della Toscana, e in tempi brevi: ragionevolmente una nuova sentenza potrebbe arrivare prima della fine dell’anno, o magari nei primi mesi del 2014.

A quel punto la Marina di Punta Ala, in caso di decisione avversa, potrebbe nuovamente appellarsi al Consiglio di Stato, allungando ulteriormente i tempi della vicenda.

Tra l’altro il porto di Punta Ala nelle scorse settimane è stato oggetto di una variante, sottoscritta dalla Regione Toscana, che ha previsto un aumento dei posti barca, che sono passati dagli attuali 900 a 1000, con posti dedicati anche ad imbarcazioni di lunghezza superiore a quella massima finora prevista.

La realizzazione dei nuovi spazi sarà regolata da un bando basato sui nuovi strumenti urbanistici. All’interno sarà prevista anche la realizzazione di un bacino per ospitare manifestazioni veliche invernali e charter, oltre che la flotta peschereccia durante gli eventi avversi.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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