Il Tirreno

Grosseto

«Moglie premurosa, accuse senza senso»

di Francesca Ferri
«Moglie premurosa, accuse senza senso»

L’avvocato della donna, indagata per omicidio colposo, ricostruisce gli ultimi giorni della coppia. «Solo lei al suo fianco»

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GROSSETO. Una moglie attenta e premurosa, che ha capito subito che le condizioni del marito stavano peggiorando e che è rimasta al suo fianco fino all’ultimo, a differenza dei figli. E un figlio snaturato, che lo avrebbe aggredito a male parole e insulti appena un anno fa, spingendolo a sporgere denuncia ai carabinieri contro il sangue del suo sangue.

È di tutt’altro tenore – rispetto al racconto di Carlo e Leonildo – la ricostruzione degli ultimi giorni di Ivo Baffigi e dei suoi rapporti con i figli fatta da Alessandro Antichi, avvocato di Lyudmyla Yavorska, vedova di Ivo e indagata per omicidio colposo nei confronti del marito. Antichi nella serata di ieri ha divulgato una dettagliata memoria di quanto successo dal 28 luglio, giorno in cui Ivo e Lyudmyla sono arrivati nella loro casa al Giglio, al 16 agosto, giorno in cui il signor Ivo è morto all’ospedale di Grosseto, dove era stato trasportato con l’elisoccorso in seguito a un aggravamento delle sue condizioni di salute.

«Desideriamo contribuire al chiarimento dei fatti – spiega Antichi – confidando che ancora una volta la magistratura, come ha già fatto in passato in relazione ad altre avventurose iniziative giudiziarie promosse dai figli del defunto, faccia al più presto giustizia e chiarisca ogni possibile equivoco».

Il 28 luglio, dunque, il signor Ivo arriva al Giglio in compagnia della moglie per trascorrere, come d’abitudine, il mese di agosto nel suo appartamento a Campese. Il soggiorno trascorre tranquillo: Ivo, che è su una sedia a rotelle, frequenta regolarmente la spiaggia.

«La sera del 10 agosto la moglie nota un aumento della tosse che affliggeva di tanto in tanto il signor Baffigi – riferisce Antichi –. La mattina successiva la situazione peggiora improvvisamente. Baffigi è scosso da una tosse sempre più violenta e l’espettorato evidenzia tracce di sangue. Alla vista del sangue la signora Lyudmyla chiama immediatamente la guardia medica». Che, dopo averlo visitato, spiega alla moglie la gravità delle condizioni del malato e la necessità di ricoverarlo subito all’ospedale più vicino.

Si pensa di portare Baffigi con l’ambulanza al porto e da lì di imbarcarlo per raggiungere l’ospedale. Ma a visita finita le condizioni del malato precipitano e il medico decide di chiedere urgentemente l’intervento dell’elicottero per trasportare l’anziano all’ospedale di Grosseto. A metà pomeriggio dell’11 agosto, Ivo Baffigi è ricoverato in cardiologia poiché mancano posti in altri reparti. La moglie gli resta accanto «in maniera pressoché continuativa anche nei giorni successivi», si legge nella nota del suo avvocato, mentre «nessuno dei due figli faceva visita al padre gravemente malato. Uno o due giorni prima del suo decesso il signor Ivo riferiva alla moglie di aver ricevuto, tramite un medico o un’infermiera, i saluti telefonici dei figli». Il 16 agosto, durante l’orario dedicato ai pasti, Baffigi perde coscienza. La moglie spaventata chiama immediatamente medico e infermiere che la fanno uscire dalla stanza. Le manovre di rianimazione sono vane: intorno alle 13 alla signora Lyudmyla viene comunicata la morte del marito. E mentre la donna si occupa di organizzare il funerale, riceve la notifica degli atti relativi al procedimento.

Questi i fatti recenti e il loro tragico epilogo. L’avvocato della donna va però oltre e torna a un anno fa. In particolare a una querela presentata da Ivo, con dichiarazioni anche di Lyudmyla, il 5 agosto 2012 ai carabinieri del Giglio.

Ivo, all’epoca 92enne, riferisce ai militari di uno scontro avuto tre giorni prima con i figli nell’appartamento in comproprietà con loro a Campese. Secondo il suo racconto, sorpreso il padre in compagnia della nuova moglie, Carlo sarebbe andato su tutte le furie. Ivo fa mettere a verbale che il figlio lo avrebbe aggredito e preso a male parole, rivendicando che quella casa era «roba sua». Nell’impeto d’ira ci sarebbe scappata anche una minaccia e l’accusa di aver avuto un ruolo nella morte della prima moglie. Per Yavorska, pesanti offese e minacce. Il procedimento è ancora pendente, ennesimo capitolo di una storia davvero brutta.

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