Gioco
«Le voglio bene e l’ho sposata»
Due anni fa Ivo raccontava così del suo rapporto con Luda. Ecco il testamento
GROSSETO. «Io sottoscritto Baffigi Ivo... dichiaro di lasciare dopo la mia morte, come erede unica con possesso immediato a mia moglie Yavorska Lyudmyla in Baffigi... i seguenti beni immobili e mobili». E via con l’elenco: un monolocale di 37 metri al Giglio con annesso un terreno «recitato con rete metallica e siepe di alberelli»; uno dei magazzini nell’interrato sottostante; il pozzo «da me costruito», l’appartamento in via Ugo Bassi a Grosseto (cinque vani più soffitta e terrazza). «In fede», firmato Baffigi Ivo.
Tre pagine dattiloscritte, chiuse da tre righe vergate a mano. Questo il testamento che Ivo Baffigi scrisse, due anni fa, pochi giorni dopo le nozze a 91 anni con la badante ucraina, Lydmyla Yavorska, che lui chiamava affettuosamente “Luda”. «Ho chiesto a Luda di sposarmi perché le voglio bene», spiegò Ivo al Tirreno qualche giorno dopo le nozze e dopo il putiferio scatenato dai figli, contrari al matrimonio e al testamento che ne seguì. Seduto sul suo divano, con la neosposa accanto, raccontò che quella donna era «una persona speciale, intelligente e buona d’animo», che lo accudiva, lo lavava e lo rivestiva, cucinava per lui.
E come ricompensa, lui aveva promesso che le avrebbe lasciato alcuni suoi averi. Oltre alle due case, il regime di comunione dei beni, per un patrimonio stimato in 3 milioni di euro.
«Ma quei beni sono miei e di mio fratello Leonildo perché siamo noi a pagare ancora i mutui, e lo faremo fino al 2023», spiega indispettito il figlio Carlo.
«Mio padre – prosegue – non c’ha messo una lira: prendeva 800 euro al mese della sua pensione di usciere. Solo il terreno era suo e noi non abbiamo certo mai pensato di intestarceli. La mia famiglia è emigrata a Torino con le toppe al sedere. Io e mio fratello siamo entrati alla Fiat a 17 anni e ce li siamo sudati i nostri soldi». ©RIPRODUZIONE RISERVATA
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