Italia
Auto per disabili, il cliente è di serie B
Una donna racconta la sua odissea tra la vettura che non funziona e il concessionario “scocciato”
GROSSETO. Paola è una donna disabile al 100 per cento Ha diritto all’accompagnamento. In vita sua, però, non ha mai chiesto “privilegi” di status. E nel quotidiano, dove è possibile, cerca di vivere normalmente, evitando di far leva sulla pietas umana.
Il calvario che si è decisa a raccontare al Tirreno affonda le radici nello sfortunato acquisto di una vettura (con comandi a mano) da un noto concessionario grossetano. Quattro anni fa.
«Da subito mi resi conto che avevo scelto le persone sbagliate. Mi consegnarono la macchina senza neppure spiegarmi come avrei dovuto usare i nuovi comandi. Mi ricordo le loro parole come fosse ora. Gli chiesi di istruirmi. Mi risposero: “E noi come facciamo a sapere come funzionano questi comandi? Chi l’ha mai guidata un auto così?”. Vabbè. Ci passai sopra”. Nei mesi successivi registrai un problema alle poltrone (si scucivano). C’è voluto un anno di pazienza perché, in garanzia, mi venissero sostituite».
Ma non finisce qui: altro problema con l’aria condizionata. «L’auto la acquistai a settembre, l’estate successiva mi resi conto che l’impianto di condizionamento non raffreddava l’abitacolo. L’intervento non è mai rientrato in garanzia e avrei dovuto pagare di tasca mia. Non l’ho mai fatta riparare».
Ma è l’ultimo episodio, quello di pochi giorni fa, che ha convinto Paola a rivolgersi a noi per raccontare ciò che ha subito. «Mentre andavo a Pisa, a una visita neurochirurgica, salita sulla superstrada a Grosseto Nord l’auto ha registrato un problema ai freni. Mi ha soccorso l’Anas e poi ho chiamato il carro attrezzi che ha portato la vettura al concessionario di marca più vicino. E qui mi sono ritrovata a contrastare con quelle stesse persone che già conoscevo e che evidentemente mi considerano un problema. L’accoglienza è stata questa: “Noi domani andiamo in ferie, non possiamo ripararle l’auto. Perché l’ha portata qui?”. Ho fatto presente che anch’io avrei preferito un’altra officina ma il carro attrezzi, purtroppo, proprio lì mi aveva lasciato. Dopo molte insistenze è stata fatta al computer una diagnosi del guasto (mi hanno fatto pagare 5 euro…) e poi mi è stato detto di riprendere la macchina e rivolgermi all’officina specializzata di un concessionario in provincia di Siena, a 80 km da qui. Avrebbero loro, il concessionario di Grosseto, comunicato al telefono il codice del pezzo da ordinare e sostituire, in pratica un interruttore».
Il finale è beffardo. «Sono andata in provincia di Siena, stando attenta al problema ai freni. Qui l’ultima beffa. Guardano la vettura, l’attaccano di nuovo al computer e si scopre che il pezzo ordinato al telefono da Grosseto non è quello giusto. Viaggio a vuoto. Ancora spese, ancora arrabbiature. In tutta la vicenda non mi sarei aspettata una mano tesa, ma quanto meno educazione e professionalità. È andata diversamente. Peccato». (g.b.)
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google