Il Tirreno

Grosseto

Acque non trattate bene e allacci abusivi

Non c’è solo Follonica a fare i conti con l’ambiente e il territorio. Ma se nella città del golfo, al di là del disagio per i cattivi odori si possono dormire sonni tranquilli, più difficile è la...

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Non c’è solo Follonica a fare i conti con l’ambiente e il territorio. Ma se nella città del golfo, al di là del disagio per i cattivi odori si possono dormire sonni tranquilli, più difficile è la situazione a Scarlino. Soprattutto per quanto riguarda il Fosso del Fico. È quanto suggerisce la relazione dell’Arpat a conclusione dei rapporti ispettivi e delle analisi di laboratorio effettuate subito dopo gli episodi verificatisi dal 22 al 26 luglio, quando migliaia di pesci di ogni specie furono ritrovati senza vita nelle acque del fosso e nelle zone limitrofe del comune di Scarlino. A causare quelle morie una serie di fattori che si sono incatenati l’uno all’altro, partendo dal black out del depuratore di Campo Cangino a Follonica per arrivare agli scarichi irregolari presenti nel Fosso del Fico.

I campionamenti dell’agenzia sono stati effettuati dal 22 al 26 luglio e poi ancora il 1 agosto in varie zone del territorio: il Fosso del Fico nella zona del residence I Tusci, il ponte di via del Buttero, il tratto di mare sul lato nord della Fiumara di Scarlino ed il porto canale della Fiumara oltre che presso i punti di controllo della balneazione lungo la spiaggia. L’Arpat ha controllato anche lo scarico del depuratore di Follonica ed un campione prelevato presso la tubazione di scarico dell’impianto di sollevamento delle acque meteoriche: in tutti i rilievi effettuati nelle acque interne l’ossigeno disciolto è risultato praticamente assente con densità elevate di batteri fecali ed elevato carico organico, fattori che indicano un inquinamento delle acque da reflui fognari.

Nessun problema invece per le acque di balneazione che non hanno fatto registrare valori fuori norma.

Di certo al fenomeno della moria, oltre agli scarichi abusivi, ha contribuito e non poco il black out al depuratore. «Le acque del Fosso emanavano al momento dei rilievi un forte cattivo odore – spiega Arpat - erano visibili notevoli quantità di materiali in sospensione riconducibili a quelli caratteristici delle acque reflue domestiche ed urbane non depurate e non sottoposte ad alcun trattamento per la rimozione di solidi grossolani. Le analisi hanno confermato quanto rilevato al momento dell’ispezione, ovvero che le acque risultavano inquinate da reflui fognari».

Le conclusioni finali quindi fanno risalire all’immissione di acque parzialmente depurate ed alla presenza di allacci irregolari «da individuare e rimuovere» la moria di fauna ittica, uccisa dalla miscela degli scarichi che hanno causato ambiente anossico anche per le elevate temperature. Ancora in corso invece gli accertamenti sulla moria del 4 agosto ma in questo caso viene escluso il depuratore come causa del fenomeno e si attendono i dati relativi all’apporto delle acque reflue delle aziende del polo industriale scarlinese che scaricano nel canale che porta al mare. (m.n.)

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