Il Tirreno

Grosseto

Erba e soldi prima della lite mortale

di Francesca Gori
Erba e soldi prima della lite mortale

Nella memoria difensiva dell’avvocato Baccheschi il racconto della notte di sangue al cavalcavia di via Giordania

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GROSSETO. Potrebbe non essere tutto come sembra. Potrebbe davvero essere come ha scritto Mirko Fiorini sul suo profilo Facebook la sera in cui tutto, nella sua vita di non ancora ventunenne, è cambiato: «Nulla è come sembra, tutto cambia». Parole che restano appese a una pagina virtuale, lontana, oggi, dal carcere di via Saffi dove il ragazzo che aggiustava motorini è rinchiuso da domenica scorsa, arrestato con l’accusa di aver ucciso un ventottenne di origini albanesi, Cuko Klevis, sotto il cavalcavia di via Giordania. Morto dissanguato, ferito con sedici coltellate. Cambiano i dettagli di un omicidio sul quale non sarà facilissimo scrivere la parola fine. Cambia in parte la ricostruzione di quello che è successo la notte del delitto, quando Fiorini è finito in ospedale con una mano tagliata e Cuko è stato trovato morto, tre ore e mezzo dopo circa, nel campo abbandonato in via Giordania. Domani mattina l’avvocato Roberto Baccheschi presenterà una memoria difensiva al pm e sempre domani, o al massimo martedì, verrà anche presentata istanza di scarcerazione. «È stata sostenuta la necessità del fermo e della carcerazione - spiega l’avvocato - per scongiurare il pericolo di fuga. Ma se Mirko avesse voluto scappare, non sarebbe andato all’ospedale a farsi medicare». Spetterà al giudice stabilire se il ventunenne potrà uscire dal carcere, dove ieri mattina ha incontrato il suo avvocato. Era provato, Mirko. «Sta prendendo piena consapevolezza di quello che è successo al cavalcavia - dice ancora Baccheschi - e fin dall’inizio ha dimostrato un atteggiamento di piena collaborazione con il magistrato». Ha risposto alle domande del pm e ha anche suggerito la pista investigativa che ha portato poi all’arresto di Stefano Baneschi, il ventisettenne trovato con un chilo di marijuana nascosto in casa. Lo stesso ventisettenne che la notte dell’omicidio è stato chiamato al telefono dal ragazzo, per essere accompagnato all’ospedale.

È intorno a quel chilo di marijuana che ruoterebbe l’omicidio di via Giordania. Ma Cuko Klevis, tecnicamente, non sarebbe morto per quella droga che aveva procurato a Fiorini e che a sua volta avrebbe dovuto rivendere poi ad altri due ragazzi. Le cifre delle quali si parla sono alte: il prezzo pattuito tra il giovane e l’albanese era di tremila euro. Mirko poi l’avrebbe rivenduta a cinquemila euro. E di quel che restava, avrebbe dato seicento euro all’albanese. Così, avrebbe saldato il debito con il ventottenne, che da giorni reclamava quei soldi. Storie che si intrecciano e che si raccontano attraverso i soprannomi dei due ragazzi: Ardi, l’albanese che ha disponibilità di trovare droga e Mirkino, il ragazzo che compirà 21 anni a novembre e che vendendo un po’ di quella droga cerca di sbarcare il lunario, oltre ad utilizzarla per sé. I due si incontrano verso le 22.30 alla sala Bingo, dove Ardi chiede in prestito il motorino di Fiorini. Poi si incontrano di nuovo, questa volta alla sala biliardi. È lì che spunta il chilo di marijuana sotto la sella dello scooter. Cuko Klevis, poi, avrebbe fatto salire sulla moto Fiorini. E si sarebbe diretto a Casalecci. Da lì però, per tornare a Grosseto, non prende la via più breve: passa da Istia e va verso Roselle, torna poi alla Cittadella e si dirige in via Giordania. In quel fazzoletto di terra che è terra di nessuno, succede qualcosa. Succede, probabilmente, che il ventottenne albanese torna a minacciare Fiorini. Il primo ha assunto cocaina, più volte durante la serata. Il secondo ha fumato marijuana. Non sono lucidi, i due ragazzi. E sono uno contro l’altro: Ardi cerca di far abbassare la cresta a Mirkino, di spegnere la sua strafottenza. Il non ancora ventunenne reagisce e scoppia la lite. Sotto al ponte, ha raccontato Mirko, Ardi gli avrebbe tolto il casco per colpirlo con il coltello e con un calcio. Poi, il coltello sarebbe passato nelle mani di Fiorini. Di coltellate, lui, ne ricorda due e lo ha detto anche al giudice Marco Bilisari, durante l’interrogatorio di garanzia. Ha visto gli occhi di Cuko, Mirko. Lo ha visto alzarsi da terra e andare verso di lui. È scappato e ha chiesto aiuto a Baneschi, che è arrivato al cavalcavia e lo ha accompagnato all’ospedale. In quel fazzoletto di terra dimenticato da Dio, però, è successo qualcos’altro: il ventottenne è morto dopo aver chiesto aiuto a una famiglia macedone che conosceva. Non hanno fatto in tempo a rintracciarlo. Quando è stato trovato dai carabinieri, era già morto. Dissanguato. E la droga, da sotto la sella dello scooter era finita a casa di Baneschi. Fiorini ha colpito Coku. Ma qualcun altro, secondo il ventunenne, è stato sotto il cavalcavia, dopo che lui era arrivato al pronto soccorso. Qualcuno che avrebbe potuto vedere l’albanese per terra e lanciare l’allarme. Probabilmente, salvandogli la vita.

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