Italia
Quella piantina che spunta è il segno della rinascita
Oltre 800 esemplari piantumati grazie al dono di una ditta e i primi pini “baby” Un flop, invece, l’appello su Facebook a fare una donazione per comprare piante
MARINA DI GROSSETO. Riempire il vuoto lasciato dal fuoco non è facile, né veloce a realizzarsi. Ma un po’ la natura da sola, un po’ l’aiuto dell’uomo (d’altro canto la pineta di Marina di Grosseto è un bosco artificiale, piantato a suo tempo dai Lorena), hanno iniziato la loro opera di rigenerazione.
Una piccola foresta di ottocentodieci pini l’ha donata al Comune all’inizio dell’estate la ditta pistoiese Tesi Group. Gli alberi, alti tra due e tre metri, sono stati piantati dalla ditta grossetana Albiati in parte lungo le Collacchie e la Grossetana e in parte lungo viale dei Platani. Pini giovani, ancorati ben saldi a sostegni in legno e dotati di un imponente impianto di irrigazione che quotidianamente viene alimentato da un’autobotte del Comune.
Nel cuore della rada nasce, intanto, una “nursery”. Marcello Pallini, la cui famiglia acquistò nel 1839 una area di pineta direttamente dai Lorena, e che possiede 45 dei 55 ettari di pineta bruciata, ha seminato in primavera 26mila pinoli. L’area è segnalata da bandierine bianche legate a sottili cannucce ed è strettamente interdetta al passaggio. Molti pinoli sono finiti a far da cibo per gli uccelli, ma altri hanno resistito. E i primi frutti si vedono già.
Teneri pini sono spuntati a giugno e ad oggi sono “alti” – si fa per dire – una decina di centimetri. Gli esperti calcolano in quarant’anni minimo il tempo necessario perché possano svettare in cielo. Ma d’altro canto la semina diretta dei pinoli ha il vantaggio di ottenere alberi più forti, con radici meglio adattate al terreno.
Non sfugge, tuttavia, che a un anno di distanza tutto quanto di “visibile” è stato fatto sia, al momento, frutto di donazioni e iniziative di privati (seppure il Comune si occupi dell’innaffiamento dei nuovi pini piantumati). I tempi lunghi della burocrazia porteranno – o promettono di farlo – i loro frutti. All’indomani dell’incendio, infatti, la Regione ha stanziato 400mila euro per il rimboschimento della pineta che, considerato che un pino adulto costa circa 150 euro, potrebbero portare a Marina circa 2.600 pini.
Nel frattempo è stata solo la generosità di ditte private a mettere almeno un cerotto sulla ferita. Oltre a Tesi Group e a ad Albiati, anche la grossetana Barbini a donato alcuni pini – una decina in tutto – mentre alcune piante di oleandro sono arrivate dalla cooperativa sociale La Ginestra.
Notizie non pervenute, purtroppo, dalla lodevole iniziativa della mobilitazione web di Rita Del Monte, creatrice della pagina Facebook “Un pino per Marina” in seno al sito web “I love Grosseto” dell’ex assessore alla cultura Fulvia Perillo. Appena lanciato, raccolse 2mila adesioni (tra le quali anche quella del Comune di Grosseto). Duemila click che, però, non si sono tradotti in altrettante donazioni per acquistare e piantare pini.
«La nostra iniziativa non ha raccolto molto successo», ammette Perillo. «Sono pochissimi i soldi raccolti e ci dispiace. Evidentemente il passaggio dal virtuale al reale non è così scontato. Molti hanno obiettato che la pineta è privata e avevano difficoltà a fare una donazione per un terreno privato. Ma io dico: la pineta è un bene di cui usufruiscono tutti. Io stessa sono venuta a sapere che era privata solo un anno fa. Mi spiace dirlo, però ci si lamenta tanto, si critica tutto, ma quando si deve fare qualcosa di concreto i più si tirano indietro». La raccolta fondi è, comunque, ancora possibile. E Perillo ha in mente di rilanciare anche la proposta di collaborazione con la Pro Loco di Marina.
E mentre gli uomini si rincorrono con i loro buoni propositi e i loro inciampi, la natura, silenziosa, si è già messa all’opera. All’incendio è scampato uno sparuto gruppo di sughere, che si stagliano annerite in mezzo al “cratere”, come uscite da un quadro di Caspar David Friedrich. La corteccia, che al tatto sembra polistirolo annerito dal fumo, ha fatto loro da scafandro ignifugo. Qualche rametto verde ha fatto capolino e adesso si allunga circospezioso fuori. Anche la terra ha ricominciato a popolarsi delle piante tipiche di questa zona: un ciuffo di rosmarino qui, un cespuglio di mirto là. Un poco alla volta. ©RIPRODUZIONE RISERVATA
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