Il Tirreno

Grosseto

Ucciso di notte a coltellate

di Elisabetta Giorgi
Ucciso di notte a coltellate

La vittima è un operaio di 28 anni, i carabinieri hanno portato in cella un grossetano

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GROSSETO. Una zona isolata e senza uscita, maleodorante e buia. Un luogo “fantasma” e un posto privilegiato per mettere a punto operazioni coperte dall’ombra, come i passaggi di droga. È qui che ha trovato la morte - la notte tra sabato e domenica intorno alle 2 - un albanese di 28 anni, ucciso con 6 o 7 coltellate nel corso di una disputa per una “partita” finita male. Per il delitto, in serata, è stato fermato un grossetano di 21 anni, Mirko Fiorini: era stato uno dei 6 portati in caserma, e dei quali i carabinieri avevano raccolto informazioni e dichiarazioni. Sul conto di Fiorini - sottoposto a fermo di indiziato di delitto - i carabinieri hanno raccolto «gravi, univoci e concordanti indizi di colpevolezza». Il ragazzo è stato quindi portato al carcere di via Saffi.

La vittima si chiamava Kuco Klevis, era di Tirana e da 4 anni abitava a Grosseto. Nessun precedente penale a suo carico, anche se pare fosse già noto alle forze dell'ordine. Ufficialmente disoccupato, svolgeva lavori saltuari nel settore edile.

L’omicidio è avvenuto nell’area industriale a nord di Grosseto, in una stradina sterrata che si apre in via Giordania e si affaccia in campagna, in un campo di proprietà privata. Sorgono qui il deposito del Coseca e lo scheletro di quello che dovrebbe essere il “nuovo” mattatoio comunale, progetto fantasma abortito da tempo. Una zona d’ombra della città, avvolta nelle nebbie tanto quanto la dinamica dell’omicidio, in corso di chiarimento per tutto il giorno di ieri. Fino all’ultimo i carabinieri hanno lavorato per ricostruire il giallo, scoprire l’autore (o gli autori), capire chi e perché si trovava in quei campi di notte, a quell’ora; cercare il movente e appurare con certezza l’identità della vittima, di cui si possedevano, all’inizio, solo generalità presunte. Nessuna denuncia era stata presentata - in giornata - per persone scomparse.

A dare la segnalazione ai carabinieri sono state, nel corso della notte, alcune persone di passaggio che hanno notato nella zona isolata alcuni movimenti sospetti e hanno chiamato il 112. Le pattuglie sono andate sul posto. Sul ciglio della stradina, accanto a un cespuglio, il corpo dell’albanese era già cadavere. In terra si notavano grosse macchie di sangue. Il giovane era stato aggredito nel bel mezzo di un percorso sterrato, come dimostrano alcuni segni inequivocabili: fili d’erba piegati sotto il peso del corpo e macchiati di rosso scuro. Varie chiazze affiorate più in là lungo il viottolo e arrivate, una a una, fino al punto in cui l’albanese ha trovato la morte.

Per circa 100 metri il ferito si è trascinato sofferente lungo la strada, accasciandosi senza vita ben oltre il punto dell’aggressione, in un campo di proprietà privata. Sei o sette coltellate lo hanno raggiunto alla gola e alla schiena: il giovane è morto dissanguato. L’arma del delitto, un coltello particolare dotato di un incavo che quando viene estratto lacera la pelle, è stata poi trovata alle prime luci dell’alba dalla sezione Scientifica dei carabinieri, non appena il buio ha iniziato a dissolversi consentendo ai militari del comando un avvistamento, prima impossibile. Alla fine l’arma è spuntata tra i campi, nella stessa zona del crimine. Fiorini sarebbe rimasto ferito durante l’accoltellamento; è stato medicato al pronto soccorso dell’ospedale Misericordia per leggere ferite da taglio a due dita della mano destra e al braccio sinistro.

I carabinieri lo hanno piantonato in ospedale per tutto il tempo (non lunghissimo) della medicazione. In tarda mattinata Fiorini è stato accompagnato al comando dei militari di piazza La Marmora.

Il pm Giuseppe Coniglio ha disposto l’autopsia che sarà effettuata oggi dal dottor Matteo Benvenuti. Sei persone sono state sentite come “informate dei fatti”: solo per lui, Fiorini, i militari hanno riscontrato contraddizioni o comunque elementi tali da indurlo a iscriverlo nel registro degli indagati. Il ragazzo, in particolare, avrebbe inizialmente negato la propria presenza sul posto, poi invece documentata dai carabinieri.

Verso le 20 risultavano rilasciate due persone. Intorno alle 21 è stato disposto il “fermo di indiziato di delitto” per Fiorini, che è stato condotto in carcere. L’evento, per quanto accertato dai carabinieri del comando di piazza La Marmora alla fine di questa prima fase investigativa (le indagini proseguono), non è stato ascritto a un contesto di criminalità organizzata né di contrapposizione fra bande, ma avrebbe una matrice riconducibile a contrasti per «motivi connessi allo spaccio di sostanze stupefacenti», come sottolinea il comandante provinciale, colonnello Gerardo Iorio.

Insomma si tratterebbe di una disputa legata alla droga e finita male. Amareggiato il sindaco di Grosseto, Emilio Bonifazi, che ancor prima di apprendere del coinvolgimento di un concittadino ha commentato: «un fatto che mi addolora».

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