Italia
Via libera al concordato per Floramiata
La Regione esulta, ritirata anche la mobilità. Ma fra i dipendenti serpeggia ancora pessimismo
AMIATA. Omologazione, datata 2 agosto, del concordato preventivo per l’azienda Floramiata, un atto atteso fin dallo scorso ottobre. Un esile filo a cui sono stati legati fino all’ultimo, istituzioni che si erano attivate per “salvare” la più grande azienda florivivaistica dell’Europa con sede a Piancastagnaio in Amiata e soprattutto i dipendenti che per qualche mese sono rimasti senza stipendio pur di non chiudere. Così tutti aspettavano in gloria il concordato. Il quale viene letto in chiave diversa, addirittura antitetica, dai soggetti coinvolti. Pare soddisfare le istituzioni regionali, tanto che l’assessore regionale alle attività produttive Gianfranco Simoncini afferma con soddisfazione che sono stati bloccati i licenziamenti annunciati. Sostiene che la decisione dell’azienda di non procedere con i licenziamenti annunciati e la notizia dell’omologa del concordato preventivo sono il risultato dell’incontro su Floramiata spa, convocato il 2 agosto in Regione a cui hanno partecipato i vertici dell’azienda, l’assessore al lavoro provincia di Siena Simonetta Pellegrini, il sindaco di Abbadia Lorenzo Avanzati, le organizzazioni sindacali, con la volontà aziendale di un percorso di approfondimento sul piano industriale e occupazionale. Non meno importante la volontà di ritirare la procedura di mobilità riaprendo il confronto con i sindacati. Il tavolo di crisi resta, comunque, aperto e pronto a riconvocarsi nel caso venisse richiesto. Ma a questo quadro ufficiale, si contrappone, invece, il clima non proprio di entusiasmo, ma anzi di sconfitta, da parte di alcuni lavoratori. Spina nel fianco dei lavoratori è l’aver dovuto rinunciare anche al loro Tfr in questa delicata fase di vita aziendale. L’hanno fatto, ma con disagio e considerandola una ingiustizia: «Era tutto scritto da tempo – commentano –. Il commissario ha detto che occorreva un accordo tra sindacati e padrone e dopo un primo momento in cui tutti pensavano che i dipendenti non avrebbero dovuto cedere nulla, nel giro di una settimana, ventilando l’ipotesi di chiusura dell’azienda, ci è stato chiesto di lasciare in azienda la liquidazione. A malincuore e sconfitti, abbiamo ceduto». Veramente i concordati sono due, uno per Floramiata spa e un per Floramiata srl. Nel prossimo futuro dell’azienda c’è la creazione di una sola Floramiata srl. Per risolvere i problemi impellenti di liquidità, l’imprenditore argentino Juan Galli, partner dell’attuale vertice aziendale e che da tempo ha mostrato interesse all’azienda, ha promesso 500000 euro all'anno per 5 anni, dopo di che Floramiata dovrebbe passare nelle sue mani. Altri denari freschi arrivano, poi, dallo sfruttamento del calore geotermico. Altro punto di forza aziendale, al momento, è l’attivazione di alcuni corsi di formazione organizzati dall’azienda, al termine dei quali vi dovrebbero essere circa 50 assunzioni di avventizi. Ma fra alcuni dipendenti di Floramiata serpeggia lo scoraggiamento: «Speriamo ci siano anche investimenti».
Fiora Bonelli
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
