Il Tirreno

Grosseto

Una maestra protesta «I tagli sono ingiusti»

GROSSETO. «Sono un’insegnante di scuola dell’infanzia comunale e ho la fortuna di lavorare svolgendo un’attività che amo e con consapevolezza di far parte di una realtà importante, i servizi...

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GROSSETO. «Sono un’insegnante di scuola dell’infanzia comunale e ho la fortuna di lavorare svolgendo un’attività che amo e con consapevolezza di far parte di una realtà importante, i servizi educativi comunali». Comincia così la mail inviata al Tirreno da Stefania Amarugi che vuole dire la sua sul (nuovo) caso asili, forte di un'esperienza più che trentennale nelle strutture comunali. «In questo arco di tempo - scrive Stefania - si sono avvicendati tanti bambini, tante famiglie e anche alcune giunte comunali. Grosseto pur essendo una piccola città ha sempre dimostrato di non avere nulla da invidiare a realtà ben più importanti a livello di qualità e cura dei servizi educativi comunali, che sono anche cresciuti nel tempo grazie alla passione delle persone che vi hanno lavorato e grazie a una formazione professionale sempre più qualificata». Una crescita tale, spiega la maestra Stefania, da far diventare «gli asili nido e le scuole dell’infanzia comunali un patrimonio di cui la comunità grossetana è sempre stata orgogliosa per esperienza diretta o attraverso il passaparola degli stessi genitori. Ma oggi gli scenari sono purtroppo cambiati». E qui la testimonianza di Stefania si sposta alla stringente attualità: «C’è la crisi, occorre tagliare ed ecco che la mannaia si abbatte proprio su ciò che invece una società lungimirante dovrebbe salvaguardare ed eventualmente potenziare, cioè i servizi educativi. Si taglia sull’infanzia, si taglia sul futuro. E purtroppo è difficile non pensare che se l’amministrazione comunale oggi inizia questo percorso perverso lamentando un buco di bilancio questo non sia che il segnale d’inizio di successive future dismissioni. Ciò che fino a qualche anno fa era impensabile si sta verificando ed impietosi calcoli ragionieristici disperderanno un patrimonio comune: questo purtroppo è il triste segnale di un tempo e di una società in declino». Ma è nella conclusione che Stefania interpreta gli umori raccolti in piazza da genitori ed educatrici che si sono dati appuntamento giovedì mattina sotto il Comune in segno di protesta contro il piano di esternalizzazioni. «Se le vicende calcistiche della nostra squadra avessero avuto esiti più fortunati - si domanda Stefania - l’amministrazione avrebbe trovato i fondi per allargare lo stadio? L’estate scorsa ricordo le più alte cariche cittadine sfilare sdegnate in corteo a causa della retrocessione. Ecco, io penso che i tempi sono proprio cambiati se le battaglie si fanno su questo anziché su altre fondamentali priorità». (s.l.)

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